Pubblichiamo la lettera con la quale l’Associazione dei docenti delle scuole medie superiori (ADSMS) ha risposto alla consultazione indetta dal DECS sulla pianificazione quadriennale della formazione continua degli insegnanti, che ci sembra colga alcune delle criticità dell’approccio con cui le autorità dipartimentali hanno affrontato il tema.

                                                                                       Bellinzona, 21.05.2020

Gentili signore, egregi signori,

vi ringraziamo per averci coinvolto nella procedura di consultazione della Pianificazione quadriennale della formazione continua 2020-2024, come prescritto dall’art. 3 del Regolamento sulla formazione continua dei docenti. Riteniamo tuttavia che le condizioni che ci sono state poste per partecipare attivamente alla consultazione, così come, più in generale, la tempistica adottata per la redazione del progetto e per la procedura di consultazione costituisca una delle principali componenti del vizio di forma che pregiudica la buona riuscita dell’intera operazione.

Nel corso dell’anno non è giunta alcuna notizia in merito ai lavori di aggiornamento della Pianificazione, tantomeno richieste di coinvolgimento o quanto meno di confronto, ad esempio con i gruppi di materia. Ora, a fine anno, riceviamo l’esito di una procedura ideativa di cui non conosciamo i presupposti né gli obiettivi perseguiti, che dovremmo analizzare per assumere una posizione critica e costruttiva nell’arco di sole quattro settimane. Si tratta evidentemente di una richiesta velleitaria, nella migliore delle ipotesi.

Una seconda fondamentale lacuna sul piano metodologico riguarda la lacunosità della base documentale. All’inizio del corrente anno scolastico i docenti hanno dovuto inoltrare al Dipartimento una relazione consuntiva in merito alla messa in atto della precedente versione della Pianificazione. I rapporti che vi sono stati inoltrati da tutti i docenti non vengono tuttavia nemmeno evocati nel progetto che ci sottoponete. Non sappiamo dunque se essi siano stati analizzati e, nel caso, come abbiano influito sulle scelte che caratterizzano la nuova pianificazione in senso evolutivo rispetto alla precedente. Impossibile dunque, nella nostra veste di associazione di categoria, analizzare la corrispondenza fra il risultato dei lavori e gli auspici che i docenti avevano a suo tempo espresso nei loro consuntivi.

Infine ci rammarichiamo che, accanto all’esclusione del corpo docente dai lavori di revisione della Pianificazione, anche i collegi dei docenti siano stati esclusi in sede di consultazione. Dalla lettera accompagnatoria del dir. Bertoli sembra infatti emergere un’interpretazione restrittiva dell’art. 3 del Regolamento sulla formazione continua, il quale prescrive la consultazione “degli organi scolastici e delle associazioni rappresentative del corpo insegnante”. Ci si poteva attendere che fra gli organi scolastici venissero considerati anche i collegi dei docenti; al contrario, sembrate aver inteso il concetto di “organo scolastico” sulla base dell’art. 11 della Legge della scuola, secondo il quale gli “organi scolastici” del settore medio superiore sono rappresentati dagli esperti di materia e del collegio dei direttori. D’altra parte, l’art. 37 della stessa legge prevede, al cpv.1 lett. e), che il collegio dei docenti si pronunci sulla pianificazione delle attività di formazione continua. Riteniamo dunque che l’esclusione dei collegi dei docenti sia un atto giuridicamente discutibile, ma è soprattutto sul piano della ragionevolezza che ravvisiamo una evidente stortura: stentiamo a capire come si possa immaginare di migliorare l’attività di formazione continua escludendo i protagonisti stessi  in fase progettuale.

Nonostante quanto esposto sopra, abbiamo comunque tentato di reagire in modo costruttivo alla vostra sollecitazione, chiedendo a tutti i docenti di esprimersi ed offrendoci di fare da tramite fra loro e voi. Purtroppo però le attuali precarie condizioni di lavoro così come la tempistica estremamente penalizzante hanno impedito che la risposta fosse adeguatamente rappresentativa dell’intero corpo docente. Rinunciamo quindi all’iniziale intenzione di redigere una presa di posizione che investisse compiutamente l’intero progetto da voi presentato e ci limitiamo a suggerire, a campione, alcune delle osservazioni che ci sono giunte.

Il nuovo progetto non sconta minimamente le criticità vissute da molti docenti sul piano della disponibilità di attività formative declinate sulle singole discipline e al contempo in linea con gli indirizzi e la pianificazione, né le problematiche legate alla mancata autorizzazione di molte richieste sulla base di motivazioni poco comprensibili e coerenti.

Fra gli indirizzi considerati nelle schede descrittive per le Scuole medie superiori si ravvisano grosse lacune nell’ambito formativo C: lo sviluppo personale e sociale necessario per rafforzare le competenze relazionali, gestionali e comunicative, nell’ambito del medio superiore sembra riguardare solo il ristretto ambito della condivisione fra colleghi di principi e pratiche valutative e didattiche, come se le problematiche legate alla relazione educativa con l’allievo non fossero significative nel nostro ordine di scuola quanto lo sono, ad es. nell’ambito delle scuole professionali.

In ogni capitolo del documento in consultazione si accenna – pur solo brevemente – alla cultura collaborativa, allo sviluppo delle competenze interdisciplinari, alle offerte di formazione che vanno oltre le singole discipline, alla creazione di una cultura condivisa della valutazione anche tra docenti che insegnano materie diverse, ad una didattica non solo disciplinare ma anche interdisciplinare efficace, alla condivisione di attività didattiche nell’ambito delle nuove tecnologie, ecc. Emerge dunque in modo evidente il peso della collaborazione e del coordinamento intra- e interdisciplinare, che avrebbe quindi meritato un capitolo a sé stante anziché riferimenti sparsi qua e là. Ma oltre alle lacune su questo piano, si ravvisa anche la mancanza di due ambiti concettuali trasversali che diverranno verosimilmente sempre più centrali nell’insegnamento liceale del futuro: l’educazione alla cittadinanza e allo sviluppo sostenibile.

La nuova pianificazione, inoltre, non sembra aver recepito la diffusa richiesta che l’autoformazione (così come altre modalità non convenzionali di formazione) venga maggiormente riconosciuta.

Infine, nel progetto non viene affrontato il nodo controverso del minimo di giornate prescritte che, nell’ambito del pieno riconoscimento finanziario, divengono il massimo di giornate possibile. Tantomeno viene fatto cenno alla necessità di sburocratizzare le procedure di autorizzazione e di certificazione.

Quelli citati sono solo alcuni degli aspetti problematici su cui il corpo decente sperava si potesse agire in sede di consuntivo e di riprogrammazione. Purtroppo l’occasione è andata persa e dunque la formazione continua del prossimo quadriennio sarà verosimilmente penalizzata dagli stessi limiti sperimentati in precedenza. Auspichiamo che in futuro il Dipartimento si convinca che quelle stesse partecipazione e condivisione che prescrive per l’operato sul campo dei docenti debbano essere praticate anche dall’Autorità nei confronti del corpo docente.

Cordiali saluti.

                                                                                       Per il comitato ADSMS,

                                                                            Urs Dudli e Paolo Galbiati, co-presidenti