di Claudia De Gasparo, LaRegione, 5 giugno 2012

È appena stata annunciata la sospensione della sperimentazione dell’abolizione del trasporto degli allievi di scuola media ed il rafforzamento della mensa. L’On. Bertoli ha fatto un giusto passo indietro di fronte alla crescente polemica. Una buona notizia, visto l’esito differente ottenuto da molte altre misure costruite sul principio del risparmio economico ma – a differenza di questa – calate dall’alto senza coinvolgere le varie componenti della scuola.

Tuttavia, ci sono ben 21 sedi di scuola media che non hanno un servizio mensa, tra cui due grandi istituti come Giubiasco e Bellinzona. Piuttosto che sperimentare laddove le mense ci sono e coprono i bisogni, sarebbe forse stato più opportuno quantificare le necessità e partire da sedi in cui il servizio mensa non è ancora disponibile. Il problema di fondo però è che non bisogna contrapporre i bisogni degli uni e degli altri, ma investire il necessario affinché tutti possano essere soddisfatti.

Sul Corriere del Ticino del 30 maggio Giovanni Galli sostiene che sono state “sottostimate le possibili reazioni, nelle quali si sono intrecciate le resistenze al cambiamento da parte del personale insegnante e il timore dei familiari di vedersi sconvolgere abitudini ormai acquisite.” Due argomenti ricorrenti per evitare di affrontare la vera natura delle resistenze a determinate misure. I genitori non si sono opposti per una diffidenza di principio verso un cambiamento delle abitudini. Le famiglie si oppongono alla soppressione di un servizio scolastico e sovvenzionato che permette loro di trascorrere insieme la pausa pranzo, non accettano di dover scegliere tra il lasciare a scuola i figli o andare a prenderli privatamente ogni giorno. È ben diverso! I docenti condividono le preoccupazioni delle famiglie e temono il rischio di un ennesimo sovraccarico di lavoro, oltre ai problemi di carattere organizzativo. Non si tratta quindi di aprioristiche resistenze al cambiamento, in un contesto in cui si vive di cambiamenti. Da più parti, diverse voci considerano inoltre inopportuna l’idea di far svolgere agli allievi attività organizzate, di carattere didattico, anche durante la pausa pranzo, sacrificando così il necessario riposo per spezzare una giornata generalmente carica.

Il problema non è tanto il fatto che l’On. Bertoli abbia sottostimatole possibili reazioni, ma che abbia voluto proporre la soppressione dei trasporti adeguandosi alla logica del contenimento dei costi, a prescindere dalla qualità del servizio offerto. Con insegnanti e famiglie andava piuttosto discussa la possibilità di incrementare l’offerta di mense scolastiche, per rispondere ad un crescente bisogno, senza però gravare su di loro. Non ci sembra neppure condivisibile l’idea di limitare gli attuali tracciati effettuati durante la pausa pranzo dal servizio di trasporto scolastico. Il genitore deve poter decidere se optare per la mensa oppure il rientro a casa, entrambi garantiti dal servizio pubblico. L’On. Bertoli, dai microfoni del Quotidiano, chiede “ai genitori di oggi di fare delle sperimentazioni, delle esperienze, per rispondere alle esigenze dei genitori di domani”.

Oggi come domani, ci sono e continueranno ad esserci famiglie che necessitano del servizio mensa e famiglie che possono trascorre la pausa insieme. Entrambe vanno sostenute. È una questione di costi. Perché non ammetterlo esplicitamente? Se il potenziamento delle mense è un’esigenza di molte famiglie e se Governo e Parlamento desiderano sostenerle, siano coerenti e mettano a disposizione innanzitutto i crediti che permettono ad un maggior numero di allievi di usufruire del servizio mantenendo tuttavia il trasporto per gli altri ed evitando di sollecitare gli insegnanti, la cui pausa pranzo extra-professionale è altrettanto importante quanto quella dei ragazzi.