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Caro collega, cara collega del settore medio,

le associazioni magistrali ti invitano all’

Assemblea cantonale

delle/dei docenti del settore medio

Martedì 21 aprile 2026, ore 20:15

presso la Scuola media di Bellinzona 1

(sopra la palestra, edificio grigio accanto allo stabile in mattoni)

Siamo quattro associazioni e numerosi docenti attivi nel settore medio preoccupati per la situazione in cui da tempo si insegna nelle scuole medie cantonali. La quotidianità nelle sedi mostra un aumento costante delle difficoltà educative, organizzative e relazionali, mentre le risposte istituzionali rimangono frammentarie e spesso inadeguate.

Nel “Collegio in piazza”, nella giornata di riflessione sulla “Scuola sotto pressione” e in alcuni incontri informali avuti in qualche sede scolastica sono emersi quattro nodi strutturali che incidono sulla qualità del lavoro docente e sul benessere di allievi e allieve:

  1. Le problematiche socio-affettive, i bisogni specifici dell’apprendimento e le situazioni di fragilità sono oggi più frequenti e più profondi, e si accompagnano a crescenti difficoltà generali riscontrabili sul terreno dell’apprendimento scolastico (si pensi al preoccupante aumento del ricorso alle lezioni private). Questi fenomeni, ormai strutturali, richiedono tempo, competenze, coordinamento e risorse che non sono state adeguate all’evoluzione del contesto. A fronte di un disagio crescente, manca una visione condivisa su come organizzare e utilizzare le risorse disponibili nelle diverse sedi. Le risposte risultano spesso episodiche, non coordinate e incapaci di sostenere realmente il lavoro quotidiano dei docenti. Si pensi, ma è solo un esempio, alla possibilità di puntare su progetti d’istituto, pensati e condotti da chi conosce il tessuto sociale del proprio comprensorio e che hanno un respiro più ampio, di istituto, invece che su interventi puntuali. Sarebbe auspicabile passare da una logica di risorse straordinarie, per rispondere a bisogni puntuali (come l’attivazione di ore OPI e ore casi difficili) a una logica di risorse ordinarie, strutturalmente presenti all’interno della sede scolastica, pronte a rispondere in modo tempestivo e continuativo alle necessità degli allievi. Scarseggia inoltre, da parte dell’autorità di nomina, la consapevolezza che l’aumento del carico di lavoro non vada solo ammesso concettualmente, ma anche riconosciuto concretamente, con interventi di alleggerimento. Il risultato è un corpo docente che assorbe, individualmente, un peso crescente senza adeguati strumenti, tempi o riconoscimenti. Pensiamo, ad esempio, allo sgravio orario dei docenti di classe che è fermo da anni, mentre le sollecitazioni e le responsabilità sono aumentate in modo significativo.
  2. Riforme e sperimentazioni – pensiamo all’abolizione dei corsi A e B – sono spesso calate dall’alto, gestite in modo non del tutto trasparente e poco partecipativo; inoltre, a fronte di una grande visibilità mediatica e di un’ampia risonanza pubblica, hanno esiti talvolta incerti. Mancano spazi strutturati di confronto tra le diverse sedi, che restano isolate nonostante affrontino problemi simili. Le 36 sedi, sparse su tutto il territorio cantonale, faticano infatti a comunicare tra di loro e a scambiarsi esperienze e progetti puntuali che spesso hanno buoni esiti concreti. I diversi ordini di scuola faticano a interagire tra di loro in modo efficace, rendendo il passaggio di allievi e allieve da un ordine all’altro ancora più complesso.
  3. La libertà didattica si restringe anno dopo anno, compressa da vincoli sempre più numerosi in ogni ambito (dalle forme didattiche da adottare alle modalità di conduzione delle lezioni, passando per la forma e i contenuti delle attività valutative) e da richieste amministrative che sottraggono tempo alla progettazione e alla relazione educativa. Questo restringimento della libertà didattica, difficile da misurare, è evidente se analizzata in una prospettiva generazionale, attraverso un confronto tra chi inizia ora la propria carriera d’insegnante e chi la sta concludendo.
  4. Le procedure di concorso e le modalità di assegnazione degli incarichi e delle nomine restano molto opachi, a fronte di un aumento degli incarichi precari e parziali. I tagli e la mancata sostituzione del personale colpiscono in modo particolare biblioteche, segreterie e portinerie, con ricadute dirette sull’organizzazione scolastica e, di nuovo, sul carico di lavoro dei docenti.

I problemi sono noti e toccano, seppur con intensità diverse, la maggior parte delle sedi, dei colleghi e delle colleghe, ripercuotendosi poi su allievi e allieve.

Ma proprio perché le sedi sono sparse su tutto il territorio cantonale e i problemi sembrano cronici, serve favorire la comunicazione e la conoscenza reciproca tra tutte tutti coloro che lavorano nelle diverse sedi:

insieme dobbiamo costruire, dal basso, una visione condivisa di come dovrebbe essere la scuola media, di quali sono le difficoltà da affrontare prioritariamente, di quali strumenti concreti chiedere per risolvere tali difficoltà, di come muoverci per ottenere tali strumenti.

Parleremo di questo, martedì 21 aprile 2026: sei invitato/a anche tu!

Le associazioni promotrici:

Atis (associazione ticinese dei docenti di storia)

ErreDiPi – gruppo scuola

Movimento della Scuola

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