Mag 292016
 

La scuola media rappresenta un anello estremamente sensibile del corso di studi. Per diverse ragioni. Perché coincide con un’età delicata dello sviluppo personale, quella della prima adolescenza. Perché apre le porte, sul piano conoscitivo, alla strutturazione dei saperi disciplinari (è l’incontro con la varietà delle materie e il fascino dei quadri epistemologici). Perché fonda nel ragazzo le radici di un modo di essere, di pensare, di riflettere, di necessario rigore logico. Perché è tappa di fondamentale importanza nello sviluppo di curiosità intellettuali, di passioni di studio, di scelte professionali, ma anche di atteggiamenti verso la realtà complessa della condizione odierna. Perché è luogo di aggregazione culturale, di elaborazione delle idee, di sviluppo del pensiero critico. È, per scelta coraggiosa del nostro Cantone, una scuola pubblica per tutti.

Sono queste alcune – solo alcune – delle ragioni per cui occorre sostenere oggi la nostra scuola media. Ed è importante farlo proprio in un tempo in cui il compito educativo (e il lavoro degli insegnanti) si confronta con difficoltà nuove: con la frammentazione utilitaristica dei saperi, con una marcata eterogeneità linguistica e socioculturale, con il venir meno di certezze sociali ed economiche, con lo smarrimento dei valori e degli indirizzi culturali.

A questa delicata tappa dello sviluppo scolastico (che il Ticino ha saputo illustrare con orgoglio e specificità di modelli pedagogici), va prestata la massima attenzione. Con rigore e intelligenza prospettica, con convinzione e … anche con affetto. A questa scuola va garantito un sostegno fattivo grazie ad adeguati investimenti. L’iniziativa “Rafforziamo la scuola media” si propone prioritariamente questo obiettivo, che è innanzitutto obiettivo squisitamente politico e istituzionale ma anche pedagogico e culturale.

Purtroppo nella vita politico-partitica del nostro Cantone si verificano da anni alcune palesi contraddizioni. Da un lato vi è il riconoscimento quasi unanime della qualità della nostra scuola (e vi sono dati che lo confermano), dall’altro il disconoscimento di adeguati investimenti pubblici in campo educativo. Da un lato la volontà dichiarata dei nostri rappresentanti politici di sostenere il lavoro scolastico e di varare adeguate misure di sostegno, dall’altro l’adesione incondizionata a una politica di risparmi che sacrifica ogni investimento nel nome di priorità altre. Sono contraddizioni che mortificano la scuola, considerandola sempre una voce di spesa più che un investimento per il futuro dei giovani.

È stato così in occasione dell’iniziativa “Aiutiamo le scuole comunali” (respinta in votazione popolare a strettissima maggioranza nel 2014), lo è oggi per le misure proposte a vantaggio della scuola media. Beninteso a queste iniziative si riconoscono quasi sempre degli intenti lodevoli, ma per la maggioranza del nostro Parlamento non è mai il momento opportuno per investire. E in alcuni casi, pur di respingere le misure proposte, si cavilla, si contrappongono altri progetti. Oggi per esempio, senza pudore, si arriva a dire no nel nome di un disegno progettuale in parte diverso. Ma approvare l’iniziativa non vuol affatto dire rifiutare successivi interventi. Anzi vuol dire gettare basi solide per una scuola media migliore in futuro. Si dice no a soluzioni concrete (minor numero di allievi per classe, potenziamento del ruolo del docente di classe, mense e doposcuola in ogni istituto, gratuità del trasporto scolastico, …) nel nome di riforme future e di contenimenti di spesa. Per l’appunto non è mai il momento giusto e non sono mai le proposte auspicate.

 

Il Movimento della Scuola, facendosi interprete di una sensibilità diffusa, dice invece di sì e invita a votare sì il 5 giugno prossimo. L’approvazione di questa iniziativa rappresenterà un primo segnale di inversione di rotta, un segnale carico di simbolo e di concretezza.

 

Fabio Camponovo

Copresidente del Movimento della Scuola