Set 092015
 

Il Collegio docenti della scuola media di Gordola, nelle due sedute del 11 febbraio e del 2 aprile 2015, ha esaminato il documento “Profilo e compiti istituzionali dell’insegnante della scuola ticinese” ed elaborato alcune considerazioni in merito.

Il Collegio docenti ritiene positivo che il documento sia stato messo in consultazione, anche se, mancando il nome degli autori, non si sa quanto i docenti siano stati attivi nella stesura dello stesso.

La scuola viene fatta da molti attori (allievi, docenti, genitori, istituzioni, ecc.)

Il documento dovrebbe come premessa contenere dei richiami precisi ai doveri e ai diritti di tutti questi attori.

In particolare manca un riferimento alle condizioni quadro nelle quali il docente svolge la sua attività.

Con la situazione attuale è sempre più difficile per un docente ottemperare alle richieste del documento e ciò ci potrebbe portare rapidamente in una situazione insostenibile: da un lato attaccati poiché non facciamo il nostro dovere e dall’altro messi nell’impossibilità di farlo.

Il testo in consultazione dovrebbe/vorrebbe essere un codice etico-deontologico degli insegnanti; essere strumento orientativo per amministratori, politici, genitori, ecc.; essere un documento che fornisce indicazioni al DFA allo IUFFP, ma anche al DECS e ai Municipi, così come alle direzioni scolastiche.

L’ampiezza del pubblico al quale si rivolge rischia però di farne un documento di scarso valore. Troppo lungo e prolisso per essere un codice etico-deontologico e troppo poco contestualizzato per rispondere agli specifici bisogni di chi deve formare i docenti e di chi invece li assume e deve vigilare sul loro lavoro.

Se invece il testo vuole essere uno strumento orientativo, sarebbe più utile basarlo sui testi legislativi vigenti citati (e purtroppo spesso solo citati) nel documento.

Il testo contiene un lungo elenco di: “l’insegnante è… l’insegnante sa… l’insegnante assume…l’insegnante partecipa…”. Sono tutte affermazioni che prese singolarmente ci possono in genere trovare concordi, ma viste nella loro globalità sollevano parecchi dubbi e perplessità.

Il tono è imperativo e il documento sembra un maldestro tentativo (molto in voga ultimamente) di elencare, codificare, notificare una professione che per sua natura invece sfugge in buona parte a questo desiderio.

Si entra così pure in contraddizione con quegli articoli di legge che sanciscono la libertà d’insegnamento e l’autonomia didattica del docente.

Un’altra domanda sorge spontanea. L’elenco è esaustivo?

Quando si fanno degli elenchi è forte il rischio che poi, tutto quanto non espressamente richiesto, non venga fatto. Ciò vorrebbe dire snaturare completamente il senso di questo documento.

Il testo fa riferimento “solo” a caratteristiche e capacità socio-psico-pedagogiche-didattiche-relazionali-emozionali.

Manca (ed è grave) un preciso e chiaro riferimento/richiamo alla centralità della cultura e del sapere che non possono e non devono essere prevaricate dalle scienze dell’educazione.

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