Set 092015
 

Il collegio dei docenti della Scuola Media di Giubiasco si è chinato sul documento “La scuola che verrà” e ne ha discusso durante l’assemblea plenaria del 30 marzo 2015.

Durante la discussione si è espressa soddisfazione per la volontà di risolvere gli indubbi problemi che la Scuola media ha, come qualunque altra istituzione del resto, e per la visione utopica che ha ispirato il documento. D’altra parte l’assemblea non si trova nella condizione di dare seguito alla richiesta di esprimere delle osservazioni e delle critiche o dei suggerimenti complessivi; è infatti stato rilevato l’alto grado di indeterminatezza della maggior parte delle proposte, cui manca concretezza pragmatica. Sarebbe dunque difficile dare un giudizio, formulare un suggerimento, approvare o recusare, poiché mancano le indicazioni pur anche minime sul “come si farà”; quindi la medesima innovazione potenzialmente positiva potrebbe rivelarsi inattuabile o disastrosa se le modalità di applicazione non fossero scelte con oculatezza.

Alcuni punti sono comunque stati rilevati come sicuramente problematici:

1– L’ipotesi di diverse griglie orarie durante l’anno fa sorgere moltissimi dubbi sulla sua applicabilità. Sperimentazioni presso altre scuole hanno evidenziato le difficoltà di ordine pratico, in particolare per la presenza nell’istituto di docenti che insegnano anche altrove, e che porrebbero vincoli forse insormontabili nell’elaborazione di piú orari durante l’anno. La distribuzione delle ore di lezione non uniforme durante l’anno porterebbe a squilibri nel carico di lavoro, che diverrebbe in alcuni casi eccessivo ed ingestibile. Gli allievi, soprattutto dei primi anni, che già faticano ad adattarsi ad una scuola con molti insegnanti, molti spostamenti, molta logistica, si troverebbero disorientati e in ancora maggiori difficoltà. Anche agli insegnanti la variabilità dell’orario nel corso dell’anno creerebbe difficoltà organizzative e fors’anche disorientamento; inoltre renderebbe difficilmente conciliabili lavoro e cura dei figli, considerando la sempre maggior femminizzazione della professione e il ricambio generazionale in atto.

2– Il problema del finanziamento di un progetto cosí ampio e rivoluzionario non può non preoccupare. Dato che negli ultimi vent’anni si è assistito ad una continua tendenza al risparmio nella scolarità dell’obbligo, vien da chiedersi se le risorse necessarie non saranno trovate semplicemente gravando ulteriormente i docenti di compiti e doveri: toccherà agli insegnanti farsi carico della messa in opera delle modifiche didattiche, pedagogiche e strutturali. Considerato che per molti insegnanti il carico di lavoro è già al limite, un maggior onere si tradurrà in una scuola in cui insegnare a tempo pieno sarà impossibile.

Non da ultimo, il progetto sembra volto alla trasformazione degli insegnanti in funzionari, occupati a riempire schede e formulari e privati del tempo e soprattutto delle energie necessarie per insegnare.

3– Il documento tace sul destino delle opzioni attuali e della differenziazione curricolare; sarebbe opportuno avere qualche informazione in proposito. Ci si chiede se saranno adeguatamente rivalutate e incluse nel progetto di riforma, conferendo loro il giusto peso.

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