Giu 162015
 

Il Collegio docenti di Bellinzona 1 si è riunito in data 3 marzo per chinarsi sul documento “La scuola che verrà” posto in consultazione dal DECS.

Nella prima fase i docenti si sono divisi in quattro gruppi, corrispondenti ai quattro capitoli del documento:

  1. gestire l’eterogeneità;
  2. la valutazione;
  3. i docenti;
  4. l’istituto.

In un primo momento ogni gruppo ha liberamente espresso opinioni sul tema, in seguito ha discusso puntualmente su quanto proposto dalla riforma.

Nella seconda fase dei lavori, si è proceduto alla condivisione plenaria degli argomenti emersi.

Il Collegio si è nuovamente riunito il 23 marzo per approfondire i punti emersi nei vari gruppi. Ogni gruppo ha poi incaricato due docenti di raccogliere tutte le opinioni condivise circa i rispettivi temi.

In data 30 aprile, i docenti-redattori si sono trovati per assemblare i vari contributi in un unico documento.

GESTIRE L’ETEROGENEITÀ

Uno degli aspetti con cui il docente si trova confrontato quotidianamente nella pratica professionale è quello della gestione delle differenze. Come docenti sentiamo la necessità di una riforma che ci offra degli strumenti, delle opportunità e delle condizioni che ci permettano di affrontare nel migliore dei modi il nostro compito.

Il documento in esame offre molti spunti sui modi per superare i limiti della scuola attuale e nel capitolo “Gestire l’eterogeneità” propone un insegnamento incentrato sui bisogni di ciascun allievo, personalizzando se necessario i curricula, e considera diversi strumenti, tra i quali, oltre alle lezioni classiche, laboratori, atelier e giornate o settimane a progetto secondo una griglia oraria flessibile. Per poter attuare tale personalizzazione dell’insegnamento il documento propone l’uso di un profilo dell’allievo e della classe.

La redazione di un profilo dell’allievo, da aggiornare regolarmente e da affiancare a quello della classe a cui appartiene l’allievo stesso, desta in noi alcune perplessità. Prima di tutto risulta difficile schematizzare e ridurre l’allievo a un profilo. Inoltre, definire un profilo per allievi che stanno attraversando un periodo di grandi cambiamenti, quale è l’adolescenza, richiederebbe un aggiornamento supplementare tale, da rendere discutibile il rapporto tra tempo investito ed effettivi benefici di una tale operazione. Ovviamente mantenere un profilo “costantemente aggiornato” dell’allievo e della classe comporterebbe un ulteriore e non indifferente aggravio per i docenti, aspetto che implicherebbe una maggiore disponibilità di risorse.

A livello più pratico ci si chiede chi si occuperà e soprattutto avrà le competenze necessarie per la redazione del documento e se sia possibile ridurre la complessità di un individuo e del suo sviluppo cognitivo e complessivo a un profilo. Non rischia di essere un’operazione sterile, laboriosa, limitata e alla fine poco utile?

Vediamo ulteriori difficoltà nella redazione di un profilo di una classe intera. Anche se ci muoviamo nell’ambito delle ipotesi, sembra che tale lavoro ricadrà inevitabilmente sul docente di classe, già ora oberato di lavoro.

La scelta di variare le modalità d’insegnamento e di personalizzare la griglia oraria richiede agli allievi di sapersi gestire con una certa autonomia, qualità che purtroppo molti studenti della scuola media non posseggono ancora. Il rischio è quello di creare in alunni con grosse difficoltà un certo disorientamento se non addirittura un senso di esclusione. Inoltre, ci domandiamo chi sceglierà le opzioni e i corsi da seguire. Che ruolo avranno il docente di classe, le famiglie e il docente di sostegno? Le scelte dovranno pure tener conto delle richieste esterne, provenienti dal mondo del lavoro e dalla società.

Il fatto di frammentare l’insegnamento con scelte personalizzate può avere delle ripercussioni anche sulla classe nel suo insieme. Nel bene o nel male, la classe ha un ruolo importante: al suo interno gli allievi creano legami, crescono e maturano, instaurando relazioni tra pari e con i docenti, relazioni che si evolvono nel corso degli anni. Il nostro timore è che tali aspetti si perdano a favore dei bisogni individuali che già tendono a dominare nella società contemporanea a scapito della consapevolezza e responsabilità collettive.

La differenziazione sembra essere considerata come la panacea per risolvere tutte le difficoltà scolastiche ma il documento non accenna agli alunni che mancano totalmente di motivazione nei confronti della scuola e a quella grande fetta di studenti che non hanno particolari difficoltà a livello di apprendimento, ma si trovano in una situazione emotiva e/o psicologica che non consente loro di investire energie nella scuola. Come situare la differenziazione rispetto a questi casi? Quale sarà il ruolo del sostegno pedagogico nella “scuola che verrà”?

Ci sembra infine di poter affermare senza esitazione che per attuare una differenziazione efficace occorrerà ripensare al numero di allievi per classe e ribaltare il rapporto tra le ore che un docente trascorre in classe e quelle di preparazione dei percorsi didattici personalizzati, il che di nuovo riconduce alla questione delle risorse.

VALUTAZIONE

La discussione sulla valutazione è risultata difficile in mancanza di indicazioni precise riguardanti i contenuti dei nuovi piani di studio conformi al concordato intercantonale HarmoS.

In generale, traspare la tendenza ad abbassare gli obiettivi e a limitare le competenze per garantire il successo scolastico a tutti. La domanda che sorge è quindi fino a che punto ciò sarebbe compatibile con i piani di studio che sembra prevedano lunghi elenchi di competenze che tutti dovrebbero raggiungere.

Un confronto dialettico con gli ostacoli dovrebbe prevalere sulla tentazione ad abbassare le varie asticelle. Pur riconoscendo come lodevole il tentativo di garantire a tutti un non meglio definito successo, ci sembra invece più utile educare gli allievi anche all’insuccesso e al fallimento. La scuola, in altri termini, ha come scopo

precipuo quello di educare alla vita sociale che è anche caratterizzata da insuccessi e sconfitte. In altri termini, piuttosto che perseguire il successo ad ogni costo, un’educazione al confronto con le difficoltà, alla rimotivazione di fronte ai fallimenti, all’apprendimento dagli errori sarebbe probabilmente più conforme alle esigenze della vita lavorativa e sociale.

In tale contesto l’idea di attribuire la licenza a tutti appare insidiosa e potrebbe facilmente veicolare un messaggio fuorviante, soprattutto per chi dinanzi a una “licenza garantita” rinuncia facilmente a impegnarsi, seguendo strade più comode per farsi avanti nella vita. La licenza viene vista dal Collegio docenti come una tappa fondamentale del curricolo scolastico, una sorta di rito di passaggio, una prova più rituale che effettiva, ma dalla forte valenza educativa. Nella vita vi sono situazioni di esame e ostacoli da superare. Educare al confronto con tali situazioni costituisce un aspetto imprescindibile del mandato educativo della scuola. Inoltre un tale provvedimento potrebbe essere visto dal mondo economico come espressione di una volontà di abdicazione di fronte alla valutazione certificativa. Già oggi l’economia e la società in generale percepiscono la valutazione in modo molto diverso dalla scuola. Il mondo del lavoro tende a produrre suoi test d’entrata, prove attitudinali e altre forme di misurazione talora palesi e talora mascherate. Non si vorrebbe che un pur comprensibile tentativo di limitare gli aspetti aberranti della selezione contribuisca invece alla creazione di situazioni ancor più selettive dopo la scuola dell’obbligo.

Il Collegio docenti si è inoltre chinato sulla delicata questione della valutazione in rapporto alla differenziazione e alla personalizzazione. Il problema di trovare un’uniformità nella valutazione sommativa, e più in generale di trovare linee comuni di valutazione per evitare grandi differenze di giudizio, appare in ultima analisi insolubile. Forse occorre convivere con la contraddizione tra una valutazione che deve far uso di categorie generali e la complessità e unicità di ogni singola situazione. Da questo punto di vista ben venga un complemento verbale a dei voti numerici, anche se l’onere di lavoro supplementare dovrà ancora una volta essere accompagnato da adeguate risorse da mettere a disposizione.

I DOCENTI

Secondo quanto delineato nel documento, il docente è chiamato a reinventarsi costantemente assumendo in alternanza diversi ruoli piuttosto lontani dal modello attuale di insegnante e dal rispettivo ambito disciplinare accollandosi invece nuovi compiti per i quali non è sufficientemente preparato: coach, assistente sociale, animatore, coordinatore, conferenziere, consulente, educatore, orientatore professionale, psicologo e così via.

Da tempo, il corpo insegnante rivendica una valorizzazione del proprio ruolo all’interno della società; questo maggiore riconoscimento non può realizzarsi se il ruolo del docente è sostanzialmente quello di “tuttofare”.

Abbiamo la netta impressione che si tenda a ignorare, ancora una volta, i segnali di disagio e di stanchezza rispetto alla sempre maggiore complessità della nostra professione.

Ci preoccupa soprattutto l’idea che l’introduzione di questi cambiamenti nella scuola potrebbe avvenire a costo zero, senza i necessari investimenti, anche perché i segnali provenienti dal mondo politico e dalla società non vanno in questa direzione. Ci sembra difficilmente attuabile l’idea secondo cui delle lezioni a effettivi ridotti possano essere controbilanciate da momenti in cui si ipotizza un lavoro a più classi riunite, senza un maggior numero di docenti e la creazione di spazi adeguati.

ISTITUTO

La realizzazione della riforma è fattibile se significative risorse umane vengono messe a disposizione delle sedi. Ad esempio, ipotizzando l’introduzione di una griglia oraria flessibile sarà necessario potenziare gli sgravi per i membri del consiglio di direzione. Inoltre per far fronte alla maggior complessità organizzativa sarebbe indispensabile avere una segretaria a tempo pieno per ogni istituto.

Ci trova d’accordo la proposta di dare maggiore autonomia alle sedi nella gestione del proprio budget rispetto all’acquisto di materiali e arredi. Sarebbe utile estendere tale autonomia ad altri ambiti quali le ore di sgravio da destinare al monte ore, al sostegno pedagogico, ai progetti di sede e via dicendo.

Non concordiamo, invece, con la proposta di dare mandato al Direttore nell’assunzione dei docenti; il rischio è quello di creare scuole di prima e seconda scelta e di favorire l’iniquità nelle assunzioni dei collaboratori che porterebbe a divari qualitativi nell’insegnamento. Si ritiene pertanto necessario garantire un controllo istituzionale al di sopra della Direzione scolastica.

In conclusione, pur ritrovando nel documento diverse proposte interessanti, che rispondono alle molte esigenze espresse negli anni dal corpo docenti, temiamo fortemente che la loro attuazione, senza le necessarie risorse, non solo non porti ad alcun miglioramento della realtà scolastica, ma piuttosto ad un ulteriore deterioramento del clima e delle condizioni di lavoro nella scuola.

Sottolineiamo la necessità di avviare la Riforma solo con la certezza di investimenti finanziari adeguati e garantiti a lungo termine.

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