Feb 162015
 

Egregio direttor Berger,
Gentili ed egregi membri del gruppo di lavoro,
Il Sindacato VPOD docenti ha preso visione e sottoposto a discussione il documento Profilo e compiti istituzionali dell’insegnante della scuola ticinese posto in consultazione lo scorso mese di novembre.
Il documento vorrebbe forse mostrare l’estrema eccletticità del mestiere e i numerosi compiti che gli si affidano di questi tempi (rendendo evidente che il docente “lavora”, cosa non sempre scontata nell’opinione pubblica), tuttavia il testo nella sua forma finale non corrisponde alle aspettative e molti sono stati i dubbi sollevati dai membri del nostro sindacato e che riportiamo qui di seguito.

  • Il documento, così come presentato, è un testo che si vorrebbe esaustivo delle competenze richieste a tutte e tutti le/gli insegnanti ticinesi. In questa forma – una lista con oltre 100 punti! – però non funziona, perché per poter calzare a pennello a tutte e tutti dovrebbe essere un testo più generale e agevole.
  • La pletora di punti descrive il profilo di un individuo che probabilmente non esiste nel corpo docenti attuale e, forse, nemmeno nell’insieme della popolazione, per ciò che attiene alle sue doti umane (empatia, altruismo, rettitudine morale, …), alla sua disponibilità (coinvolgimento, flessibilità, …) e alla sua professionalità (approfondimento e aggiornamento continuo delle sue componenti disciplinari, didattiche e psico-pedagogiche). Il testo quindi è inadatto per chi lo legge e dovrebbe trarne indicazioni per la propria professione, per gli studi, per l’assunzione, per la formazione continua come si enuncia negli intenti iniziali. Come distinguere il dovuto dall’auspicabile, il prioritario dal secondario, il necessario dal complementare?
  • Leggendo il testo si ha l’impressione che si parta da un modello di docente apparentemente chiaro basato sulle indicazioni delle scienze dell’educazione, che per ora non sarebbe applicato nelle nostre scuole. In realtà il profilo di insegnante che ne esce è confuso, contraddittorio e lontanissimo dai veri fondamenti della pedagogia e delle scienze dell’educazione, il cui insegnamento è ben più profondo e complesso di quanto il documento maldestramente suggerisce.Vogliamo inoltre evidenziare il fatto che già oggi la maggior parte dei docenti investe nella scuola ben oltre e altro che non il minimo dovuto. Più volte, anche il Dipartimento, ha evidenziato come la buona scuola sia fatta soprattutto dai buoni docenti e a quelli ticinesi bisogna riconoscere buona parte del merito per il mantenimento del buon livello della formazione, malgrado il deterioramento continuo delle condizioni di insegnamento e contrattuali.
    Proprio per questo non si possono condividere aprioristicamente affermazioni secondo le quali buona parte dei docenti sarebbe inadeguata a svolgere bene il proprio lavoro; affermazioni che rinviano senza nessuna precisione e in modo del tutto generico a presunti studi, non meglio dichiarati. Siamo invece convinti che la maggior parte dei docenti sia perfettamente adeguata alla scuola attuale e sia pure disposta da sempre a riflettere approfonditamente sulla sua evoluzione e sul ruolo futuro dell’insegnante. Sappiamo però anche che una grande maggioranza è già completamente assorbita dagli oneri attuali e potrà investire maggiori energie solo se sgravata in modo assai sensibile da altri compiti.
  • Un altro punto sollevato dai docenti VPOD, e che infastidisce molti, è il tono perentorio del documento: il docente fa, sa, deve, e via discorrendo; la ricchezza linguistica dell’italiano permette l’uso di sfumature che, pur mantenendo inalterati i contenuti, lasciano uno spazio per il dibattito, la riflessione, l’eccezionalità, la valutazione secondo la situazione, il momento e la controparte.
  • Altro aspetto critico è l’eccessivo peso dato alle componenti psico-pedagogiche e all’innovazione tecnologica a discapito delle conoscenze, in particolare quelle disciplinari. Fatichiamo a reperire riferimenti al profilo scientifico e intellettuale del docente, alla sua formazione accademica, allo studio e alla ricerca in generale.
    Forse questo aspetto sorge dal fatto che si è voluto produrre un profilo unico per i docenti, dalla Scuola dell’infanzia ai settori post-obbligatori, ma un richiamo alla natura culturale e intellettuale della professione parrebbe condivisibile per ogni ordine e grado. A nostro avviso le conoscenze disciplinari sono il presupposto
    necessario e fondamentale del bagaglio professionale di tutti i docenti. A dipendenza del grado in cui si lavora, le conoscenze psico-pedagogiche possono rappresentare le discipline fondanti apprese durante la formazione, oppure un complemento acquisito durante il periodo di abilitazione all’insegnamento. In
    entrambi i casi queste conoscenze devono essere aggiornate tramite la formazione continua, ovviamente in maniera proporzionale al loro ruolo e peso nel settore scolastico in cui opera il docente. Ricordiamo che le Scienze dell’educazione non sono delle Scienze esatte, ciò che porta ad una pluralità di opinioni e ad una
    evoluzione delle medesime che a volte sfocia in cambiamenti di paradigma anche importanti.
    Se partiamo dall’irrinunciabile presupposto che il docente è il professionista dell’insegnamento (questa formulazione, purtroppo, non si ritrova nel documento in analisi), deduciamo che questi farà ricorso a tutto il suo bagaglio scientifico, professionale e umano per insegnare al meglio, impiegando inevitabilmente la
    strumentazione pedagogico-didattica e tecnologica che meglio riterrà corrispondere alle sue peculiarità individuali, senza per questo rinunciare a rimetterle in causa confrontandosi con i colleghi e con l’evoluzione del sapere e della tecnologia.
    Questo contribuisce ad ottenere quella pluralità di pratiche che tanto contribuiscono alla qualità della nostra scuola contemporanea e, ne siamo sicuri, anche di quella di domani.
  • Dal documento sembra invece scaturire una volontà all’uniformazione delle pratiche magistrali, trasformando, esageriamo forse, l’insegnante in un buon gregario disposto in ogni momento ad abbandonare acriticamente il percorso scelto (seguito?) fino ad allora a favore delle teorie e dei mezzi che fanno tendenza. Un appiattimento della professione dunque, che sembra estendersi anche al ruolo della scuola quando si afferma che “l’insegnante opera in modo professionale per raggiungere gli obiettivi formativi che lo Stato e la società si prefiggono” (p.13), tralasciando così completamente quella “funzione di compensazione e resistenza” che le si riconosce invece nel documento della CDPE in riferimento alla società.
  • Ci sembra che un documento di questa natura debba necessariamente fondare anche il principio dell’autonomia e della responsabilità didattica. Autonomia e responsabilità che, in sintonia con le finalità educative fissate dalla Legge della scuola, restano alla base del lavoro e della professionalità di ciascun insegnante.
  • Le critiche mosse si riferiscono a molti punti del centinaio che formano l’elenco. Sono però tutti riuniti in un periodo dell’introduzione (p. 3) che risulta dunque particolarmente illuminante circa la logica del tutto errata che attraversa l’intero documento, e che si ritiene assolutamente inaccettabile:
    “In generale, varie fonti sono concordi sul fatto che la professionalità del docente debba oggi svilupparsi secondo modalità almeno in parte diverse rispetto a quelle finora praticate. È necessaria una nuova concettualizzazione delle conoscenze e competenze-chiave che la contraddistinguono, per far sì che essa sia congruente con gli sviluppi delle scienze dell’educazione, con le sfide presenti all’interno dell’aula e degli istituti scolastici, e con le future innovazioni auspicate nell’ambito dell’insegnamento e dell’apprendimento”.
  • Per concludere, tra gli Aspetti etici e deontologia professionale – Sostegno alla scuola pubblica in quanto istituzione democratica, avremmo gradito trovare un riferimento all’opportunità che il docente si attivi per fare in modo che la società, tramite tutti i suoi canali, metta a disposizione della formazione e dei suoi
    professionisti tutti gli accorgimenti e i mezzi indispensabili affinché questi possano svolgere il loro affascinante e gravoso lavoro in condizioni accettabili quando non ottimali. Chinarsi su documenti simili quando contemporaneamente verrà, ad esempio, diminuita la Dotazione Oraria di Istituto per le Scuole Medie superiori con effetti quali la diminuzione degli sgravi per le Docenze di classe e per le Commissioni di Istituto di Scienze Umane rende un po’ dubbiosi sull’effettiva importanza che il nostro mondo politico e la nostra società danno alla nostra scuola e alla nostra professionalità.
  • Altri aspetti che meriterebbero riflessione sono:
    • l’acritica adesione alla globalizzazione dei sistemi educativi;
    • la funzionalità del rapporto al sapere;
      la possibilità di individuare nei candidati i prerequisiti “umani” essenziali;
    • la responsabilità sociale e assistenziale del docente;
    • l’assenza di un riferimento alla collaborazione e alla rete sociale che accompagna la scuola (famiglie, allievi, direzioni scolastiche,…)
    • l’assenza di un riferimento a compiti fondamentali del docente come le correzioni o la ricerca.

Il Sindacato VPOD docenti chiede in sintesi:

  • che i docenti partecipino alla eventuale futura stesura del documento
  • che il profilo sia sviluppato in una forma più generale che meglio si adatti a tutti gli ordini di scuola, ponendo tuttavia gli accenti giusti a seconda dell’ordine di scuola a cui si riferisce, cioè differenziando i profili e le caratteristiche dei vari insegnamenti
  • che la lunga e faticosa lista di oneri sia sostituita da un testo più dialettico e riflessivo (su esempio del documento redatto dalla CDPE e menzionato tra le fonti)

Alla luce di quanto affermato, la posizione dei docenti del sindacato VPOD è quella di invitare gli estensori del documento in questione a volerlo ritirare.
I punti per noi più critici sono stati qui evidenziati in modo riteniamo sufficientemente chiaro per formulare in stretta collaborazione con gli insegnanti un nuovo testo, che, a nostro avviso, potrebbe allora forse essere condiviso.
Ringraziandovi per il vostro lavoro e per la richiesta di una nostra opinione, rimaniamo a disposizione per ulteriori chiarimenti e porgiamo un cordiale saluto.

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