Set 122013
 

Presa di posizione del Collegio dei direttori SMS in risposta alla consultazione indetta daI DECS relativa al Progetto di revisione della Legge concernente l’aggiornamento dei docenti e al Rapporto del Gruppo di lavoro istituito ad hoc.

Premessa

Il Collegio dei direttori delle SMS ringrazia innanzi tutto il DECS e il Gruppo di lavoro istituito ad hoc per l’impegno assunto, volto alla revisione – che oggi si valuta non solo opportuna, ma necessaria —dell’attuale Legge concernente l’aggiornamento dei docenti. L’aggiornamento è più di un compito imprescindibile di ogni insegnante; esso è parte integrante del suo statuto e della sua identità professionali; come tale ha un ruolo delicato ed essenziale non solo nell’evoluzione della qualità dell’insegnamento, ma anche nel garantire un’evoluzione dell’intero sistema scolastico coerente con le esigenze – nel tempo mutevoli – che la società pone alla scuola.

Del resto, il documento Il profilo del docente SMS, evidenziando in modo chiaro quali debbano essere le prerogative dell’insegnante di scuola media superiore, tratteggia pure indirettamente le caratteristiche principali che ogni insegnante, attivo anche in altri ordini di scuola, deve sentire proprie in modo irrinunciabile. Nel documento emergono fra altro la complessità e la composita articolazione della professione docente:  Quella del docente è una professione “olistica”, non frazionabile nelle sue parti. L’insegnante svolge la sua attività come un tutto: mentre effettua la mediazione didattica, esercita e nutre anche la relazione, esplica il sapere disciplinare, tiene conto dell’organizzazione istituzionale, fa esperienza e quindi cresce professionalmente.

Il docente — inoltre – deve saper assumere costantemente un atteggiamento critico e riflessivo, in grado di generare una migliore consapevolezza della propria identità professionale, alla quale appartiene la libertà con cui egli interpreta e trasmette la cultura, una funzione fondamentale, che è specifica e propria solo del docente e che si distingue da ogni altra funzione amministrativa.

Il documento elenca infine le categorie in cui possono suddividersi le competenze professionali del docente, distinguendo fra competenze basilari (entro le quali rientrano la competenza scientifica disciplinare e la disponibilità all’aggiornamento scientifico e professionale), competenze didattiche, competenze comunicativo-relazionali e competenze deontologiche (in cui rientrano anche la consapevolezza delle responsabilità implicate nel proprio ruolo pubblico e la disponibilità a progettare e a sperimentare, anche nella prospettiva di una formazione continua che assicuri il contatto con le persone e i luoghi della ricerca scientifica).

Da questa brevissima sintesi consegue che il docente ha — per statuto professionale — la necessità di aggiornarsi lungo tutto l’arco della propria carriera professionale e che non può non risentire questa necessità anche come un diritto ancorato alla sua identità e non soltanto come un dovere professionale.

Osservazioni generali 

Questo Collegio ritiene che il progetto di Legge in consultazione contenga non pochi aspetti positivi; esso permette in particolare di superare alcuni elementi frenanti che attualmente rendono più complicata e inutilmente macchinosa la reale valorizzazione del ruolo dell’aggiornamento. Si citano ad esempio la possibilità data alle direzioni degli istituti di ricorrere a supplenti esterni in caso di assenza del docente titolare impegnato in corsi di formazione, i rimborsi di spesa previsti anche per attività svolte nel cantone e la reintroduzione in forma più flessibile del congedo di formazione. A mente di questo Collegio manca tuttavia nella proposta di Legge un forte e preliminare richiamo al senso profondo delle attività di formazione continua, che devono essere considerate sia dallo Stato in quanto datore di lavoro, sia dall’insegnante di scuola pubblica, una parte imprescindibile e irrinunciabile della professione, uno snodo essenziale attorno al quale si esplica il mandato pubblico che il primo conferisce al secondo.

Una Legge che riguarda la formazione continua del docente non può che fondarsi preliminarmente ed esplicitamente sul rapporto di fiducia che deve intercorrere tra lo Stato e i suoi insegnanti. In questo senso lo Stato deve in primo luogo garantire ai propri docenti condizioni di lavoro e di insegnamento che rendano possibile l’autoformazione, ossia la prima, vera forma di formazione continua che il docente è in grado di attuare. Il suo stesso statuto professionale impone all’insegnante una costante attività di autoformazione: se il docente non è in grado di esercitare questo diritto-dovere o quando – messo nelle condizioni di farlo – non assume su di sé pienamente  questa responsabilità di fronte all’istituzione e al datore di lavoro, perde una parte significativa della propria identità professionale, di fatto venendo meno ai propri obblighi e rompendo il rapporto di fiducia che è implicito nel mandato che gli è stato conferito.

Lo Stato, dal canto suo, deve saper riconoscere e accettare all’interno di questo rapporto di fiducia che una parte rilevante e significativa di formazione continua dei suoi docenti altro non è che autoformazione e in quanto tale non pianificabile per tutti i docenti allo stesso modo, né quantitativamente misurabile con uguali criteri per tutti.

La proposta di Legge esplicita opportunamente due principi fondamentali: che lo Stato, come datore di lavoro, si impegna a mettere il docente nelle condizioni di continuare la sua attività di formazione lungo tutto l’arco della carriera professionale; che il docente è il primo responsabile della propria formazione: occorrerebbe aggiungere che essa è parte dell’onere di lavoro e del contratto che lo lega al datore di lavoro.

Il Collegio ritiene tuttavia che – allo scopo di superare le ambiguità e i fraintendimenti che potrebbero essere evocati da concetti fra loro apparentemente contrapposti (autonomia del docente da un lato e pianificazione da parte dello Stato delle attività di formazione continua dall’altro)-– sia necessario ancorare alla Legge il principio secondo cui il docente che si autoforma (investendo a questo scopo autonomamente parte dei propri oneri lavorativi, potendo sfruttare meglio e più facilmente congedi parziali finalizzati a questo scopo, ecc.), deve poter godere di una rete – che include gli stessi istituti scolastici, gli esperti di materia, gli istituti preposti alla formazione di base e continua – che produca sinergie in grado di disegnare nel tempo un percorso di formazione continua coerente sia con le sue esigenze personali di insegnante, sia con quelle della scuola in cui egli esplica la sua attività.

La formazione continua del docente sull’arco della carriera è insomma il risultato del costante e coerente richiamo fra le due tipologie di attività che egli è tenuto a svolgere.

Non solo un cambiamento terminologico

La modifica dell’attuale termine di aggiornamento in formazione continua deve poter aprire a un profondo cambiamento culturale del corpo docente di questo cantone. È possibile farlo, secondo questo Collegio, se l’insegnante recepisce che il concetto di formazione continua è l’insieme – ragionato e non disordinato, coerente e non casuale – di attività di autoformazione liberamente scelte e di attività (di regola a scelta, a volte obbligatorie e imposte) organizzate secondo una pianificazione concordata col DECS o delegata a enti che il DECS riconosce.

Alla nuova formulazione linguistica di formazione continua – che non si limita a sostituire, ma supera la vecchia dicitura di aggiornamento -deve corrispondere da parte dello Stato anche una nuova prospettiva, una visione chiara e realistica di ciò che la sua attuazione comporta.

Rientrano in questa prospettiva l’opportunità che le iniziative di formazione durante la carriera del docente si configurino come elementi -tra loro coerenti – di continuità e di approfondimento (rispetto alla propria formazione scientifica e alla formazione di base o iniziale ricevuta come abilitando), ma anche la possibilità che attività di studio e di ricerca svolte contemporaneamente all’insegnamento siano riconosciute e valorizzate, così pure l’opportunità che le collaborazioni attuate dal docente con istituti di formazione continua (DFA, IUFFP) non siano solo occasionali, ma trovino continuità all’interno di progetti a lungo termine, e ancora la possibilità che esperienze sostenute in ruoli di accompagnamento di docenti in formazione non si disperdano, ma diventino occasioni di scambio, confronto e riflessione costante all’interno degli istituti cantonali, ecc.

Lo Stato è responsabile di creare e mantenere nel tempo le condizioni affinché sia possibile al docente l’accesso ad attività di autoformazione liberamente scelte e di formazione pianificata; il docente è responsabile di dare corpo e sostanza alla propria formazione lungo tutto l’arco della carriera, sia scegliendo liberamente una parte delle attività, sia concordando con il datore di lavoro quali altre attività, tra quelle pianificate, seguire.

Solo nel momento in cui questa reciproca assunzione di responsabilità sarà accolta fino in fondo, il passaggio da aggiornamento a formazione continua potrà dirsi compiuto e nel contempo superata una concezione di aggiornamento inteso come insieme di attività spesso disomogenee o non sufficientemente orientate a una reale crescita professionale del docente, che hanno determinato un onere di lavoro, indipendente dai mutamenti delle condizioni lavorative subentrate nel tempo e il cui peso è ricaduto quasi interamente e soltanto sul docente coscienzioso e di buona volontà.

La pianificazione cantonale

Il principio della pianificazione di parte delle attività di formazione continua, così come quello del monitoraggio delle attività pianificate, rispondono a esigenze condivisibili, ma sono conseguenti ai principi sopra enunciati e ad essi gerarchicamente subordinati.

La pianificazione non può interessare tutte le attività di formazione del docente, in particolare non concerne l’attività, che è quantitativamente prevalente, di autoformazione intesa come insieme di attività liberamente scelte dal docente, che mirano al suo sviluppo in ambito personale, culturale, scientifico e disciplinare, didattico e pedagogico. Il docente qui agisce di volta in volta come singolo, come membro di un Gruppo di materia, del corpo insegnante di un istituto o di un intero ordine scolastico, e opera scelte coerenti con esigenze e interessi individuali e soggettivi o che provengono dai gremii che rappresenta.

La pianificazione cantonale ha tuttavia uno scopo importante: deve, partendo dalle scelte operate individualmente dal docente, permettere di dare un respiro sull’arco della carriera alle attività di formazione intraprese e di trovare un equilibrio tra le scelte individuali del singolo docente e le esigenze del datore di lavoro.

In questa casistica rientrano tutti gli snodi fondamentali che possono riguardare aspetti disciplinari ritenuti essenziali o la loro traduzione didattica in una determinata disciplina: l’introduzione di nuovi argomenti o modalità di insegnamento, che riflettano l’esito della ricerca didattica; la modifica di piani di studio; l’introduzione di riforme, ecc. Aspetti attorno ai quali lo Stato, attraverso il Dipartimento competente, deve poter esigere che il proprio corpo docente sia sufficientemente formato perché tali questioni, nella loro evoluzione, possano venir trattate con competenza e cognizione di causa dall’insegnante in ogni momento della sua carriera professionale.

Il Collegio direttori SMS difende il principio della delega di attività di formazione continua a istituti di formazione sul territorio (DFA e IUFFP), a due condizioni tuttavia: la premessa per una delega efficace in questo campo è che gli istituti abbiano maturato al loro interno l’esperienza e la competenza necessarie a recepire le richieste del DECS e che siano in grado di creare le sinergie indispensabili con gli altri soggetti attivi nell’ambito della formazione continua, – ad esempio, per restare nel campo delle SMS, con gli esperti di materia (e, per loro tramite, con le Università) e con gli stessi istituti scolastici.

Il monitoraggio

Il Collegio condivide in linea generale il principio che una parte delle attività di formazione continua del docente sia soggetta a un controllo e a una verifica; ciò deve valere in particolare per le attività concordate e pianificate con il DECS. La valenza del monitoraggio tuttavia non può essere quella di verificare se il docente abbia quantitativamente soddisfatto le esigenze poste a livello pianificatorio, ma quella di permettere una regolazione coerente ed efficace sul medio-lungo periodo delle attività di formazione continua seguite dal singolo docente.

La soglia minima di giornate di attività di formazione definita nel progetto di Legge (otto giornate sul quadriennio) non costituisce di per sé un problema, poiché dal punto di vista quantitativo corrisponde certamente a una richiesta esigua.

Il pericolo o il rischio insito in questi casi è che si finisca per confondere quanto richiesto dalla proposta di Legge con l’effettiva necessità di formazione continua per il docente; se quanto appare nella premessa di questo documento è vero, allora è evidente che un’attività costante e seria di formazione, che si vuole parte integrante dell’identità professionale del docente, non può esaurirsi in otto giornate su un quadriennio. Permettere anche a un solo docente di entrare in qualche modo nella prospettiva che solo le attività monitorate (e monitorabili, poiché rispondenti alla logica di una pianificazione precisa), abbiano un valore in quanto certificabili, costituirebbe un danno incalcolabile alla professionalità della classe insegnante. Di conseguenza non è il monitoraggio, così come proposto, uno strumento adatto a misurare l’impegno del docente nell’ambito dell’autoformazione.

Il Collegio ha alcune perplessità anche sulla modalità di attuazione del monitoraggio, laddove si preconizzano colloqui regolari alla scadenza di un quadriennio con il direttore dell’istituto, con esperti di materia, ecc; considerato l’onere non indifferente derivante dai compiti già attualmente previsti per le direzioni, le risorse limitate dell’apparato amministrativo in forza alle sedi scolastiche in generale e, per quanto attiene il settore medio superiore, i tempi di presenza in istituto limitati per gli esperti di materia, il monitoraggio di una parte comunque forzatamente esigua delle attività di formazione continua del docente pretenderebbe un impiego di risorse notevole, che – almeno in parte – potrebbe invece essere delegato all’autocertificazione del docente.

Direzioni, esperti e ispettori avrebbero in ogni caso la possibilità di convocare in ogni momento il docente per ottenere chiarimenti, per rispondere a una richiesta in tal senso formulata dal docente stesso, per discutere con lui le scelte operate nella propria formazione, per orientarlo sulle attività che dovrebbe seguire, concordandole in base alle necessità emerse, ecc.

Proposte

Sula base delle considerazioni sin qui espresse, Il Collegio propone la riformulazionedegli artt. seguenti del progetto di Legge:

Art.2

  1. L’insegnamento, in ogni ordine e grado, è una professione fondata sullo studio, sulla ricerca, sulla didattica e sulla trasmissione del sapere, indissolubilmente legata alla costante formazione culturale, scientifica e umana dell’insegnante. Pertanto le attività di formazione continua sono predisposte per accrescere la preparazione culturale e professionale dei docenti e, conseguentemente, per svilupparne le competenze e per migliorare la qualità della scuola.
  2. La formazione continua si realizza mediante attività personali, giornate di studio, corsi di varia durata, seminari, attività di ricerca o di produzione di materiali scientifici e didattici e altre forme adeguate ai bisogni della scuola e dei docenti.

(v. presa di posizione del Collegio di Lugano1)

Art.3

  1. 1. Il Cantone riconosce ai suoi docenti il diritto – lungo tutto l’arco della carriera professionale – a una costante attività di formazione, che si impegna a promuovere:
    1. creando le condizioni affinché ogni docente abbia accesso ad attività di autoformazione;
    2. sostenendo le attività di formazione continua promosse da singoli docenti, da gruppi di materia, da istituti scolastici, ecc.
    3. favorendo la partecipazione di docenti a corsi organizzati da altri enti;
    4. organizzando, nel contesto della pianificazione quadriennale di cui al cpv.3, attività proprie o in collaborazione con enti e istituti di formazione e adoperandosi per creare sinergie efficaci tra le diverse iniziative che sostiene o organizza.
  2. (invariato)
  3. Il Dipartimento competente, sentite le associazioni dei docenti, elabora ogni quattro anni le linee direttive e la pianificazione delle attività di formazione continua che organizza per le scuole di ogni ordine e grado.
  4. (invariato)
  5. (invariato)

Art.4

  1. Il docente è responsabile della propria formazione continua, che riconosce essere un suo diritto-dovere irrinunciabile e parte integrante della sua identità professionale; egli la realizza sia mediante iniziative e attività personali, sia mediante corsi e attività di sua libera scelta, sia partecipando alle attività promosse o organizzate dal Cantone o da enti da esso riconosciuti.
  2. (invariato)
  3. (invariato)
  4. (da omettere)

Art.5

  1. La formazione continua comprende l’insieme delle attività indicate all’art.2,cpv.2, con le quali il docente consegue il rinnovamento e lo sviluppo della propria formazione di base e attua una costante riflessione sulla propria esperienza professionale.
  2. invariato)

Art.6

  1. Il Cantone promuove le proprie attività di formazione continua previste dall’art.3, cpv. 1, lett.d, tramite mandati al DFA della SUPSI, all’IUFFP o ad altri enti o istituiti di formazione.
  2. (invariato)
  3. invariato)

 

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