Set 062013
 

Il collegio docenti della Scuola media di Tesserete, durante il plenum di apertura del 29 agosto 2013, ha discusso il progetto di legge sulla formazione continua degli insegnanti. Il collegio docenti è convinto dell’importanza e dell’indispensabilità dell’aggiornamento, ma la questione è complessa. Per questo motivo si è deciso (a maggioranza) di non sottoscrivere il testo del progetto di legge così come è stato formulato.

In particolare si segnalano dei punti discutibili.

  1. Sarebbe stato auspicabile avviare una riflessione di fondo sullo statuto professionale del docente e sulla cultura di riferimento per la formazione dell’insegnante, una riflessione capace di rispondere, alla luce dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 20 anni, a domande quali: che cosa fa oggi di un insegnante un buon insegnante? che significato assumono la formazione e l’autoformazione nella professione docente? quale profilo professionale dobbiamo cercare di promuovere?
  2. La nuova proposta si riferisce al concetto di competenza (art 2, cpv. 1), ma si limita a un conteggio burocratico di partecipazione ai corsi. La preoccupazione di che cosa effettivamente il docente sappia fare e insegnare dovrebbe invece essere prioritaria.
  3. Troppe questioni di carattere generale sono demandate al regolamento di applicazione come la tipologia delle attività considerate, le modalità di rilevamento, la quantità minima di attività di formazione continua. La nuova legge ci chiede di accettare “un salto nel buio”.
  4. Ricchezza e qualità della formazione continua: nella nuova legge si dice: “al docente è data facoltà di documentare altri corsi o attività personali” (art. 4, cpv. 4), ma non si fa riferimento al riconoscimento di tali attività. Il rischio è di orientare i docenti verso attività obbligatorie riducendo la fecondità di percorsi di ricerca personali.
  5. L’articolo 6 sembra limitare il mandato per l’organizzazione delle “attività di formazione continua” ad alcuni istituti cantonali, invece di orientare i finanziamenti in base alle necessità di formazione. In un periodo di continui tagli alle risorse e ai salari, troviamo improbabile che si possa investire per permettere un accesso ad altre istituzioni accademiche; questo pregiudica la possibilità di un adeguato aggiornamento in ambito disciplinare. Inoltre l’articolo 10 non prende in giusta considerazione le occasioni di formazione a livello nazionale necessarie per la qualità della formazione, l’apertura mentale dei docenti e anche per la coesione nazionale, senza tener conto dell’importanza della visibilità e del riconoscimento del Ticino a livello federale anche nel campo dell’educazione.
  6. Non si tiene conto del nuovo carico di lavoro burocratico-amministrativo legato alla verifica dei percorsi formativi. Aggiungere oneri senza disporre di risorse non può che influenzare negativamente il nostro lavoro.

In conclusione, il collegio dei docenti invita gli organi preposti a rivedere le modalità e a inserire l’eventuale progetto di revisione della legge sull’aggiornamento in un progetto a più ampio respiro.

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