Giu 282013
 

Premessa

L’aggiornamento è un tratto essenziale del profilo professionale dell’insegnante e rappresenta un aspetto stimolante e creativo del suo lavoro.

Per i docenti del settore medio superiore, in particolare, la formazione continua consiste in primo luogo in attività che permettano il mantenimento di un rapporto col mondo universitario e della ricerca, al fine di ricavarne elementi per un arricchimento della preparazione disciplinare e culturale, nonché nuovi spunti per l’attività didattica. Tale formazione comprende, inoltre, aspetti più strettamente connessi alla didattica della propria disciplina e a problematiche pedagogiche generali.

La formazione continua è soprattutto un diritto dell’insegnante, oltre che un suo dovere. Essa è inoltre un fattore essenziale per il mantenimento di un alto livello qualitativo della scuola. Tale formazione rientra in quelle numerose attività che il docente svolge al di fuori del tempo di lezione e che rappresentano una parte considerevole del suo onere lavorativo.

L’asse portante della formazione continua del docente è costituito dalle attività di autoformazione: letture, partecipazione a ed eventualmente organizzazione di iniziative scientifiche e culturali (convegni, seminari, conferenze, mostre, concerti, ecc.), presenza in associazioni culturali, svolgimento di attività pubblicistica e di ricerca in ambito disciplinare e di didattica della disciplina, partecipazione individuale a corsi di aggiornamento.

Accanto a questo genere di attività, che costituisce l’anima della formazione continua e ciò che la rende veramente “continua”, vi sono le iniziative organizzate in comune dagli insegnanti – in collaborazione con gli esperti di materia, per il tramite dei gruppi disciplinari a livello di sede, cantonale o nazionale – e dagli istituti scolastici.

Infine, ma in funzione sussidiaria, vi sono le iniziative direttamente offerte dal Cantone, per il tramite del Dipartimento competente.

 

Osservazioni al progetto di revisione

Sulla base delle precedenti considerazioni di carattere generale, verranno formulate qui di seguito delle osservazioni relative ad alcuni aspetti del progetto di revisione, suggerendo in qualche caso anche puntuali modifiche del testo proposto.

A. Vanno annoverate fra gli aspetti positivi del progetto in consultazione tutte le innovazioni che sono espressione di una più chiara valorizzazione del ruolo che la formazione continua svolge nell’esercizio della professione di insegnante. Rientrano in questo ambito i provvedimenti che rendono più accessibili ai docenti le attività formative: la possibilità di ricorrere a supplenti esterni all’istituto per sostituire il docente assente per corsi di formazione, il rimborso delle spese anche per attività svolte nel cantone, la reintroduzione in forma più flessibile del congedo di formazione (il cosiddetto “anno sabbatico”), proposta che rischia comunque di non produrre effetti se non vi sarà la riattivazione anche del relativo credito di finanziamento.

In materia di congedi va osservato che, alla luce delle considerazioni generali esposte più sopra, è essenziale che, accanto alla reintroduzione del congedo di aggiornamento, sia resa più flessibile la concessione dei congedi non pagati, parziali o totali, per ragioni di studio e ricerca. Essi, infatti, rendono possibile un’attività con alto valore formativo, in particolare per giovani insegnanti, che non comporta nessun costo per il Cantone.

L’avvenuta forte limitazione di tale possibilità è dannosa e in palese contraddizione con una corretta idea di formazione continua.

B. Non si può però nascondere il fatto che non sono quelle appena richiamate le più rilevanti novità contenute nel progetto, ma altre, assai più problematiche: la pianificazione cantonale quadriennale della formazione continua, il monitoraggio delle attività di formazione degli insegnanti e l’introduzione di una soglia quantitativa minima di attività da svolgere. La combinazione di questi elementi ingenera l’impressione che il ruolo dell’autorità scolastica cantonale nella formazione continua sia considerato dal progetto di revisione non tanto quello di promuovere e sostenere, quanto di dirigere e controllare.

 

1. La pianificazione cantonale

La natura e la portata di questa novità sono difficilmente valutabili e la lettera del progetto di revisione non permette di escludere interpretazioni anche inquietanti, che sarà compito del regolamento fugare.

Alla luce delle considerazioni generali più sopra esposte, occorre ribadire che quella componente essenziale delle attività di formazione continua incentrata sull’autoformazione del docente, in primo luogo in ambito disciplinare, e sulle iniziative che partono dagli operatori del settore (gruppi di materia, istituti scolastici) non può che essere libera e non pianificabile. Essa deve rispondere a esigenze che sono peculiari del singolo docente, dei docenti di una singola disciplina, di un istituto, di un ordine scolastico, eccetera. A questo livello deve vigere un ampio pluralismo, che poggia sul fondamentale principio della libertà di insegnamento.

Dovrebbe dunque essere chiaro che la pianificazione cantonale può riguardare solo le iniziative direttamente offerte dal Cantone, che hanno la funzione sussidiaria di cui si è detto in precedenza. Queste iniziative dovrebbero essere connesse a momenti e esigenze particolari, di tipo trasversale e di ampia portata didattica (ad esempio riforme di settori scolastici, rinnovo dei piani di studio, ecc.). La pianificazione non deve, invece, vincolare la parte principale della formazione continua: quella personale e quella organizzata da gruppi disciplinari e istituti, per cui dovrebbero continuare a valere solo i vincoli attualmente in vigore (approvazione da parte dell’autorità dipartimentale, che può sostenere e rendere obbligatorie determinate iniziative).

Né il testo di legge, né il commento chiariscono adeguatamente la questione. All’art. 3, cpv. 3, si parla genericamente di “pianificazione della attività di formazione continua per le scuole di ogni ordine e grado” e nel medesimo articolo, al cpv. 1 lett. d, si inserisce nel contesto della pianificazione cantonale anche il sostegno della formazione continua promossa da singoli e gruppi di docenti, analogamente alle attività proprie del Cantone; nel commento a questo articolo si afferma: “La pianificazione degli assi del sistema formativo implica la necessità e il dovere, da parte del Dipartimento, di organizzare un certo numero di corsi che permettano agli utenti di acquisire le competenze auspicate e di reperire le necessarie risorse finanziarie. È in questo contesto che il Dipartimento, sentite le associazioni dei docenti, definirà in seguito il numero minimo di giornate di formazione che gli insegnanti saranno chiamati a svolgere nel corso del quadriennio. La pianificazione comporta pure l’obbligo da parte del Dipartimento di monitorare sia l’offerta formativa preannunciata sia le attività svolte singolarmente dai docenti.” Si stabilisce, dunque, un pericoloso nesso fra la pianificazione cantonale e l’intera attività di formazione continua del singolo docente, compresa addirittura quella personale. Tale legame potrebbe manifestarsi al momento del monitoraggio, in particolare nella certificazione della quantità minima richiesta. È evidente il pericolo, insito in questa prospettiva, che le attività considerate rilevanti per la documentazione dell’assolvimento degli obblighi di formazione continua siano solo o soprattutto quelle che rientrano nella pianificazione cantonale e sono offerte dagli Istituti menzionati all’art. 6 (DFA e IUFFP). Ciò sarebbe un grave errore.

In tal senso, nell’ art. 3 il concetto di pianificazione cantonale andrebbe meglio definito e la sua portata chiaramente limitata alle offerte dello Stato. Per il resto, il compito del Cantone di promuovere la formazione continua deve tradursi nell’impegno a stimolare, facilitare, sostenere, dopo averne valutata la serietà scientifica e l’utilità didattica, e coordinare le iniziative individuali e collettive dei docenti (il compito indicato nell’art. 3, cpv. 1 lett. d, che va sottratto al vincolo della pianificazione cantonale).

 

2. Monitoraggio e soglia minima quantitativa

Gli articoli attinenti al monitoraggio e alla definizione di una quantità minima delle attività di formazione da svolgere rischiano di apparire frutto di quella “cultura del sospetto” che ormai da alcuni decenni caratterizza l’atteggiamento di una parte della società e del mondo politico nei confronti dei servizi pubblici in generale e della scuola in particolare. È inoltre difficile trattenersi dal rilevare come il concetto “meccanico-industriale” di monitoraggio sia legato al possibile insorgere (all’emergenza) di disfunzioni (il termine “monitoraggio” deriva dal verbo latino monere, che fra i suoi significati ha quello di “ammonire”) e comporti l’assunzione di una prospettiva essenzialmente quantitativa (definizione di valori standard o di soglia, da cui il “meccanismo” monitorato non deve discostarsi).

Più che limitarsi a denunciare questa cultura del sospetto e dell’emergenza, che spesso si traduce nella pretesa di introdurre forme autoritarie di meritocrazia e di porre costantemente gli operatori sotto tutela (come eterni minorenni), occorre evidenziare come essa finisca spesso per produrre esiti contrari a quelli che si prefigge: nella fattispecie, invece di favorire l’impegno a una vera formazione continua da parte degli insegnanti, creare il falso modello dell’insegnante perfetto, che frequenta assiduamente i corsi di formazione organizzati dal Dipartimento. Ovviamente, ciò non farebbe altro che mortificare chi della formazione continua ha sempre fatto un asse portante della sua professionalità, e premiare chi, invece, segue la strategia del minimo sforzo, minimo ma, ovviamente, facilmente monitorabile (quantificabile in termini di giornate di formazione). Alla luce delle precedenti considerazioni, la pretesa di definire una quantità minima (nel commento al progetto si parla di otto giornate sull’arco di quattro anni) di tempo da dedicare all’aggiornamento non disturba affatto in ordine al carico, esiguo, indicato, quanto per la sua assoluta irrilevanza al fine di una corretta valutazione dell’impegno autoformativo di un docente.

Più rilevante, invece, la questione dei criteri e delle modalità secondo cui il monitoraggio delle attività di formazione continua dovrebbe avvenire. Al riguardo è essenziale che tale valutazione consideri l’intero arco delle attività svolte dal docente (dando il giusto rilievo all’attività personale e alle iniziative condotte in comune con i colleghi: giornate di studio, corsi di varia durata, seminari e conferenze, attività di ricerca o di produzione di materiali didattici o scientifici o didattici e ad altre forme adeguate ai bisogni della scuola e dei docenti [cfr. art. 2 cpv. 2]), e non tenga conto solo o soprattutto della partecipazione a corsi istituzionali, magari organizzati dal Cantone attraverso gli Istituti menzionati nella legge. La valutazione, inoltre, deve essere esplicitamente sganciata dal concetto di pianificazione cantonale, per le ragioni esposte più sopra (par. a) e, in particolare nel caso dei docenti del settore medio superiore, vertere in primo luogo sulla formazione disciplinare. Il regolamento di applicazione dovrebbe precisare tutti questi punti. Nonostante queste cautele, permane il pericolo che il monitoraggio rilevi solo ciò che è più facile rilevare e misurare: numero di giornate trascorse partecipando a corsi di formazione, numero di pagine di dettagliati resoconti relativi alla frequenza di detti corsi, numero di articoli o libri letti, e così via.

Resta, infine, il problema della definizione delle modalità concrete di attuazione del monitoraggio. Nel commento al progetto si parla di colloqui regolari con il direttore di istituto, l’esperto di materia o l’ispettore. Il rischio è, ovviamente, quello di mettere in funzione un apparato assai macchinoso (a sua volta, ovviamente, da monitorare, innescando un regresso all’infinito). Più agile sarebbe una modalità che preveda la documentazione per scritto da parte del docente delle attività svolte (ad esempio facendo uso del dispositivo GAGI). Il colloquio potrebbe essere previsto solo nei casi di presunta inadempienza da parte dell’insegnante (inadeguatezza o insufficienza delle attività indicate) o per altre ragioni particolari (desiderio di direttore, esperto o ispettore di consigliare singoli docenti, ecc.), oppure su richiesta del docente.

 

3. Ruolo degli Istituti cantonali di formazione

È corretto e opportuno che il Cantone, nella promozione delle sue attività di formazione continua, si affidi in particolare agli Istituti specializzati presenti sul territorio cantonale (DFA e IUFFP). Questo orientamento generale non dovrebbe, però, vincolare eccessivamente lo Stato, in considerazione anche del fatto che il DFA e lo IUFFP sono strutture esterne all’amministrazione cantonale, che lavorano sulla base di mandati di prestazione.

Occorre inoltre ribadire che tale offerta del Cantone non può che soddisfare solo una parte, quella definita più sopra “sussidiaria”, delle esigenze formative dei docenti di ogni ordine e grado. Bisogna dunque evitare che si stabilisca una connessione privilegiata, nell’ambito del monitoraggio e della verifica dell’assolvimento degli obblighi minimi di formazione da parte del docente, fra riconoscimento di un’attività e coinvolgimento dei suddetti Istituti. Essi rappresentano solo un’offerta che singoli docenti, gruppi di docenti o istituti scolastici possono prendere in considerazione.


C. Alla luce delle considerazioni precedenti, vengono qui di seguito formulate alcune proposte di emendamento al progetto di legge (in neretto le nostre proposte d’emendamento).

 

Art. 2

1 L’insegnamento, di ogni ordine e grado, è una professione fondata sullo studio, sulla ricerca, sulla didattica e sulla trasmissione del sapere, indissolubilmente legata alla costante formazione culturale, scientifica e umana dell’insegnante. Pertanto le attività di formazione continua sono predisposte per accrescere la preparazione culturale e professionale dei docenti e, conseguentemente, per migliorare la qualità della scuola.

2 La formazione continua si realizza mediante attività personali, giornate di studio, corsi di varia durata, seminari, attività di ricerca o di produzione di materiali scientifici o didattici e altre forme adeguate ai bisogni della scuola e dei docenti.

 

COMMENTO: ragionare solo in termini di competenze, con l’illusione di poterle misurare e monitorare, è riduttivo; donde la riformulazione dell’articolo.

 

Art. 3 Compiti del Cantone

1 Il Cantone promuove la formazione continua dei docenti

a) sostenendo le attività di formazione continua promosse da gruppi di docenti o da singoli docenti;

b) favorendo la partecipazione dei docenti a corsi organizzati da altri enti;

c) organizzando, nel contesto della pianificazione quadriennale di cui al cpv. 3, attività proprie o in collaborazione con enti o istituti di formazione.

2 [Invariato rispetto al progetto dipartimentale].

3 Il Dipartimento competente, sentite le associazioni dei docenti, elabora ogni quattro anni le linee direttive e la pianificazione delle proprie attività di formazione continua per le scuole di ogni ordine e grado.

4 [Invariato rispetto al progetto dipartimentale].

5 [Invariato rispetto al progetto dipartimentale].

 

COMMENTO: le proposte d’emendamento mirano a limitare la portata dell’introduzione della pianificazione della formazione continua. Per quanto concerne il delicato tema del monitoraggio (cpv. 4-5), la legge rinvia per la sua concretizzazione al regolamento di applicazione. Sarà importante che in quella sede siano recepite le indicazioni espresse al par. B.b del presente documento.

 

Art. 4 Responsabilità dei docenti

1 Il docente è responsabile della propria formazione continua; egli la realizza sia mediante iniziative personali, sia mediante corsi e attività di sua libera scelta, sia partecipando alle attività promosse dal Cantone o da enti da esso riconosciuti.

2 [Invariato rispetto al progetto dipartimentale].

3 [Invariato rispetto al progetto dipartimentale].

4 [da omettere nel caso in cui sia accolto l’emendamento al cpv. 1]

 

COMMENTO: l’attività d’aggiornamento (o di formazione continua) svolta autonomamente dal docente è fondamentale e indispensabile. Nulla in contrario al rispetto di una ‘quantità minima di attività di formazione continua’ nel corso di un quadriennio, purché vi rientrino le attività documentate d’autoaggiornamento, comprese le pubblicazioni.

 

Art. 5 Formazione continua: definizione e scopo

1 La formazione continua consiste nel progressivo rinnovamento della formazione di base e nella riflessione sulla propria esperienza professionale.

2 Essa ha lo scopo di completare e approfondire le conoscenze generali e le conoscenze specifiche in funzione dell’insegnamento e di perfezionare le capacità pedagogiche e didattiche, tenendo conto dell’evoluzione del sapere, dei metodi d’insegnamento e delle trasformazioni della società.

 

COMMENTO: si propone il mantenimento dell’articolo così come è formulato nella Legge concernente l’aggiornamento dei docenti (del 19 giugno 1990), attualmente in vigore, salvo gli adeguamenti redazionali dovuti al cambiamento di denominazione da ‘aggiornamento’ a ‘formazione continua’.

 

Art. 6 Istituti di formazione continua e programmi

1 Il Cantone promuove le proprie attività di formazione continua previste dall’art. 3 cpv. 1 lett. c tramite mandati al Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI, all’Istituto universitario federale per la formazione professionale o ad altri enti o istituti di formazione.

2 [Invariato rispetto al progetto dipartimentale].

3 [Invariato rispetto al progetto dipartimentale].

 

COMMENTO: l’adeguamento redazionale è conseguente alla nostra proposta d’emendamento all’art. 3.

 

La presente presa di posizione è stata sottoposta al Collegio dei docenti del Liceo di Lugano 1 nella seduta di mercoledì 19 giugno 2013 ed è stata approvata con: 87 voti favorevoli, nessun voto contrario e 5 astensioni.

Spiacenti, i commenti sono chiusi.