Feb 242013
 

Il diritto all’aggiornamento è sempre stato uno dei pilastri delle preoccupazioni del Movimento della Scuola (MdS). Nella primavera 2011, in seguito all’iniziativa parlamentare generica dei deputati Duca-Widmer e Pagani, che chiedeva al Governo di modificare la legge concernente l’aggiornamento dei docenti, il MdS ha indetto la sottoscrizione di una petizione, firmata da oltre 2000 insegnanti, la quale sottoponeva al Prof. Erba diverse domande precise in merito alla prospettiva di una modifica della legge. Molti dei quesiti posti sono rimasti senza risposta e alcune voci consideravano esagerate le nostre preoccupazioni. Purtroppo l’iter parlamentare che ne è seguito ha invece confermato la loro pertinenza. Nel febbraio 2012, il MdS ha quindi indetto un’assemblea durante la quale sono stati discussi e adottati i principi per la definizione di una politica della formazione continua dei docenti. In poche settimane, oltre 1300 insegnanti hanno dato il loro sostegno a questo documento (vedi allegato). Tali principi hanno guidato la nostra presenza all’interno del gruppo di lavoro istituito dal DECS.

Sin dall’inizio abbiamo chiesto che venisse avviata una riflessione ampia sullo statuto professionale del docente e sulla cultura di riferimento per la formazione dell’insegnante, prima di procedere ad una revisione di legge. Una condizione indispensabile per un lavoro costruttivo ed efficace e non limitato ad esigenze amministrative o di natura politica contingente. Inoltre, il potenziamento dell’aggiornamento dei docenti implicava – a monte – di liberare del tempo ai docenti per poter dedicare più energie allo studio e alla ricerca. Il MdS si è sempre opposto sia alle ipotesi che volevano vincolare l’obbligatorietà dell’aggiornamento ad una rigida contabilità del tempo sia all’introduzione di forme di controllo dell’attività di aggiornamento dei docenti che sarebbero potute diventare strumento di valutazione individuale.

Il comitato del MdS ha deciso di respingere la bozza di nuova legge. I principi fondamentali posti dal MdS e condivisi da un ampio spettro di docenti dei vari ordini di scuola non sono stati integrati, i miglioramenti sono estremamente marginali (e non tutti ancora acquisiti) e diversi aspetti non propriamente secondari (per esempio, tutto quanto riguarda il monitoraggio individuale dei docenti) rimangono una nebulosa, in quanto saranno definiti in un futuro Regolamento di applicazione della legge che, dai commenti emersi nel Gruppo di lavoro, non si prospettano affatto positivi.

La presenza nel gruppo di lavoro dei sindacati e delle associazioni magistrali ha permesso di ottenere alcuni riconoscimenti e facilitazioni di accesso all’aggiornamento: rimborso delle trasferte e delle spese di soggiorno, possibilità di ricorrere a supplenti esterni in caso di partecipazione a giornate di formazione in tempo di lezione. Leggendo attentamente il testo, si nota comunque come anche questi miglioramenti siano attuati unicamente “per conseguire la quantità [di giornate] definita dal regolamento” (art.10 cpv.9). L’altro miglioramento riguarda l’auspicio di ripristinare i congedi di formazione ed ampliarne le modalità d’accesso, che restano comunque sospesi fino al 31.08.2014.

Pur riconoscendo che si tratta di miglioramenti, questi sono decisamente marginali rispetto ai peggioramenti introdotti dalla revisione di legge.

La pianificazione quadriennale degli assi tematici per la formazione continua

Ogni quattro anni il DECS definisce gli assi tematici attorno ai quali organizzare l’offerta formativa per le scuole di ogni ordine e grado, una volta “sentite” le associazioni dei docenti. L’esperienza degli ultimi anni ci lascia dubbiosi sulle reali possibilità di incidere in questo ambito, basti guardare la considerazione che è stata accordata ai principi per la formazione continua sottoscritti da oltre un migliaio di docenti. Su quali basi verranno identificati i bisogni? Non vi è il rischio di perdere la centralità dell’aggiornamento relativo alla propria disciplina dal momento in cui le “linee guida” del DECS saranno declinate per ordine scolastico (e quindi trasversali alle materie)? Una volta definiti gli assi tematici, gli enti preposti alla formazione dovranno adeguare la loro offerta (DFA, IUFFP,..) e ogni docente dovrà partecipare ad un numero minimo di giornate. Il gruppo di lavoro ha ipotizzato la richiesta di otto giornate obbligatorie per quadriennio (indipendentemente dal grado di occupazione), ma la legge non ne parla. La questione rimane aperta, in quanto è delegata al futuro Regolamento di applicazione. Le giornate minime obbligatorie dovranno rientrare nelle tematiche definite dal DECS? La partecipazione ad iniziative di aggiornamento in altri ambiti, che comunque rispondono ad un bisogno del singolo docente, potranno essere contabilizzate o saranno considerate “extra”? Il DFA continuerà a proporre essenzialmente formazioni lunghe (CAS, DAS,..)?

Il monitoraggio delle attività svolte dai docenti

Il DECS dovrà monitorare la qualità delle offerte formative da parte degli enti che riceveranno un mandato (chi e in che modo ne valuterà la qualità? In quale misura saranno coinvolti i docenti?) come pure le attività svolte dai docenti, che dovranno documentare le attività svolte. La tipologia delle attività considerate e le modalità di rilevamento verranno definite nel futuro Regolamento. Non è quindi possibile conoscerne i contenuti. E non si tratta certo di un dettaglio! Per il momento disponiamo unicamente di quanto auspicato dal Gruppo di lavoro: l’utilizzo di un portfolio individuale delle competenze, ossia un dossier in cui documentare le proprie attività di formazione continua sia obbligatorie sia facoltative da presentare al direttore del proprio istituto (eventualmente in presenza anche degli esperti di materia o degli ispettori, a dipendenza del settore scolastico) durante un colloquio in cui valutare anche le aspettative del docente in merito al suo sviluppo professionale. La legge prevede anche la possibilità di documentare “altri corsi o attività personali” (altri corsi seguiti liberamente al di fuori delle attività promosse dal Cantone, gruppi di lavoro, letture, mostre, …).

La logica quantitativa insita a tale monitoraggio non è sicuramente garanzia di miglioramento della qualità dell’offerta formativa e neppure della professionalità degli insegnanti, anzi. Diversi studi lo hanno dimostrato e lo stesso Gruppo di lavoro ammette la “consapevolezza che questa scelta non può riflettere in modo esaustivo le diversificate forme di formazione continua proprie alla funzione docente.” Ma allora, perché introdurlo? Quali strumenti avrà il direttore per valutare il portfolio di ogni docente del proprio istituto? Si prevede l’assunzione di esperti di materia ad hoc per affiancare i direttori in questo compito? È giusto dare per scontato che una giornata di corso (purché rientri negli assi tematici definiti dal DECS) vale di più della visita ad una importante esposizione inerente la propria disciplina? Non si rischia la corsa all’elenco di interminabili bibliografie e altre attività, comunque difficilmente verificabili, per fare “bella figura”?

Inoltre, il vincolo delle giornate minime muta il senso del carattere obbligatorio della formazione continua: non più l’obbligo generale di mantenersi aggiornato, di dedicare parte del proprio tempo di lavoro alla formazione e all’autoformazione, obbligo di cui ogni singolo docente doveva tenere conto assumendosi l’impegnativa responsabilità di dedicare parte del proprio tempo di lavoro allo studio e alla formazione (interiorizzando l’idea che un bravo insegnante è un insegnante formato, che studia, indipendentemente dai mezzi che sceglie per farlo – essenziale è il risultato: essere un insegnante preparato), ma più limitatamente l’obbligo di frequentare dei corsi. L’idea che rischierà di prendere piede tra le nuove generazioni di insegnanti è quella secondo cui un bravo insegnante è quello che frequenta tanti corsi d’aggiornamento. Punto. In questo modo la legge paradossalmente svilisce il senso e l’importanza della formazione continua: uno dei mezzi utili per assolvere al compito di essere un bravo insegnante diventa il fine principale.

Per il MdS il principio della responsabilità individuale dell’insegnante resta determinante per un’adesione critica e costruttiva a un progetto formativo nel corso della carriera, il valore dell’autoformazione non può essere in discussione, la legge va mantenuta nella sua forma attuale, agevolando maggiormente i momenti formativi dei docenti (spazi, tempi, finanziamento), le attività svolte devono essere riconosciute nell’onere di lavoro dei docenti, i contenuti e le iniziative di formazione devono venire discussi e concordati con gli insegnanti, deve essere garantito un alto profilo qualitativo.

Piuttosto che accettare la nuova legge, manteniamo lo status quo, cercando di integrare i miglioramenti promessi nell’attuale legge.

Il MdS invita i docenti a partecipare alla procedura di consultazione respingendo la proposta di nuova legge.

Claudia De Gasparo e Alessandro Frigeri

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