Nov 302012
 

Onorevole Consigliere di Stato,

il sindacato VPOD mi ha chiesto di assisterlo nell’ambito della questione dello sciopero del prossimo 5 dicembre, segnatamente anche per quello che riguarda il settore Scuola.

Allo stato delle cose risulta sussistere una divergenza di opinioni riguardo l’invito da eventualmente rivolgere ai genitori degli allievi di non mandare i propri figli a scuola per la mezza giornata di sospensione dal lavoro, se non strettamente necessario.
Lei ha fatto presente che la scuola deve garantire l’accoglienza e la cura degli allievi loro affidati e che per gli stessi vale l’”obbligo di frequenza”.

Se sul principio non vi possono essere dubbi, diversa è la situazione nel contesto di una “sospensione del lavoro”.
Riconosciuto che l’obbligo di frequenza scolastica è sancito dal combinato disposto degli art. 6, 53 cpv. 2 e 56 Legge della scuola, nessuna norma di diritto cantonale o federale, di livello costituzionale o legislativo indica la scuola come settore in cui deve essere garantito un servizio minimo in caso di sospensione del lavoro. E’ solo per mezzo della risoluzione governativa n. 6503 del 16 novembre 2012 che è stato “introdotto” tale principio.
Nella sua sentenza del 23 marzo 1995 il Tribunale federale cita, a titolo di esempio di settori soggetti ad un servizio minimo, quelli del mantenimento dell’ordine pubblico, quello della protezione dei beni e delle persone, della lotta contro il fuoco, delle cure ospedaliere.
Rispetto al settore scolastico, non menzionato in questo elenco, il Tribunale federale ha considerato legittimo il decreto del Governo ginevrino che la includeva, nella misura in cui, di fatto, tale principio non sfociasse in un divieto di sciopero per i funzionari la cui presenza sul posto di lavoro non fosse assolutamente necessaria (TF citata consid. 4a).

Ciò premesso, è abbastanza evidente che l’obbligo di frequenza menzionato sopra corrisponde ad un’uguale capacità o possibilità della scuola di dare seguito al proprio mandato. Cause di forza maggiore possono, in generale, giustificare la chiusura di una o più sedi scolastiche con ciò facendo venire meno l’obbligo di frequentazione da parte degli allievi interessati. Uno sciopero rientra sicuramente tra queste eventualità.
Se, ciò nondimeno, si volesse ammettere la necessità o l’obbligo, in caso di sciopero, di un servizio minimo nel settore scuola, esso, come visto, non può e non deve di fatto impedire la partecipazione delle maestranze.
L’invio di una lettera ai genitori costituiva pertanto uno strumento, invero assai ragionevole e proporzionale, per evitare la presenza di un numero di allievi che avrebbe potuto mettere in crisi la “cura” e la “vigilanza” normalmente garantita loro a fronte di un’astensione dal lavoro di una parte rilevante del corpo docenti.
Viceversa la volontà di assicurare un servizio minimo in questo particolare settore non può, come già detto, impedire la partecipazione e nemmeno costituire uno strumento di pressione nei confronti dei docenti che desiderassero aderire alla manifestazione.

Il Sindacato, confermando e ribadendo la propria disponibilità a collaborare per trovare soluzioni affinché tutto si svolga nel modo migliore e senza contrattempi o incidenti, prende comunque atto che lo Stato provvederà con altri mezzi per garantire il servizio minimo da esso voluto. Allo stesso tempo rende attento di non accettare la “precettazione”, in forma palese o meno, di insegnanti che desiderassero prendere parte all’astensione dal lavoro
prevista per mercoledì prossimo, configurando tale eventualità una violazione dei diritti costituzionalmente garantiti e si riserva di impugnare, rispettivamente di contestare la risoluzione del 16 novembre 2012 nel caso in cui ciò dovesse accadere.
Si coglie inoltre l’occasione per chiedere come intende procedere, rispettivamente quale formula intende applicare il Dipartimento per le trattenute salariali conseguenti allo sciopero.

Nell’attesa di un suo riscontro, porgo, Egregio Direttore, i migliori saluti.

Avv. Mario Branda

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