Ott 272012
 

Il collegio docenti della Scuola cantonale di commercio, riunitosi martedì 16 ottobre, prende posizione sulla situazione di degrado verso la quale la politica attuata dal Consiglio di Stato negli ultimi vent’anni sta conducendo la scuola ticinese.
Il Canton Ticino è agli ultimi posti in Svizzera riguardo le spese destinate all’educazione pubblica, è all’ultimo posto per quanto concerne gli stipendi dei docenti ed è molto al di sopra della media di allievi per classe rispetto all’Europa. Si aggiungano le sette mancate compensazioni del carovita, i tre blocchi degli scatti di anzianità, le quattro riduzioni salariali di risanamento, il taglio sugli stipendi iniziali dal 1997, i sei aumenti dei premi e peggioramenti delle rendite della cassa pensioni e ulteriori misure che hanno deteriorato le condizioni di lavoro, tra cui l’aumento di un’ora-lezione per i docenti del settore medio e medio superiore.
Il cupo quadro appena descritto è la conseguenza dell’incapacità politica di riconoscere l’importanza della scuola pubblica quale espressione del diritto all’uguaglianza di opportunità nell’ambito della formazione, e quale garante dell’educazione ai valori democratici e umanistici su cui si fonda la nostra società.
Le recenti misure di risanamento proposte, nella fattispecie la diminuzione del 2% dello stipendio dei dipendenti pubblici e parapubblici e la revisione dei criteri di copertura della cassa pensioni, rappresentano solo l’ultimo affronto che va a colpire ulteriormente l’intera struttura dello Stato.
I docenti non sono più disposti ad accettare tagli all’istruzione, perché coscienti che a pagarne le conseguenze sono soprattutto gli allievi.
Al di là delle diminuzioni di salario, che hanno sensibilmente intaccato il potere d’acquisto della classe docente, queste misure vanno a colpire la dignità e l’attrattiva della professione.
Il collegio docenti della SCC valuta favorevolmente gli sforzi intrapresi da altre sedi volti a protestare contro le misure citate. Viene tuttavia avvertita la necessità di avviare un coordinamento tra tutte le proposte di mobilitazione, affinché risultino ancora più efficaci e incisive. Una mobilitazione attraverso la quale il corpo insegnante possa dare voce in modo risoluto e coeso al proprio profondo disagio al fine di difendere la propria professione e, in definitiva, la scuola ticinese.
Il collegio docenti della SCC ha quindi deciso di

  • aderire alla chiamata allo sciopero indetta dal sindacato VPOD per il 5 dicembre prossimo;
  • invitare la popolazione a giornate di porte aperte, nelle quali tutti gli interessati, famiglie, mezzi di comunicazione, politici, possano rendersi conto dell’attività che i docenti svolgono quotidianamente;
  • sollecitare le associazioni magistrali e le organizzazioni sindacali a creare un tavolo di lavoro sul quale gettare le basi di un nuovo “progetto scuola”, coinvolgendo rappresentanti di ogni sede scolastica e l’intera società, in particolare gli allievi, le rispettive famiglie e i media;
  • esortare le autorità a definire chiare priorità riguardo la politica scolastica, attraverso un progetto lungimirante che non intacchi ulteriormente la qualità della scuola pubblica.

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