Ott 242012
 

a seguito della risposta del Consiglio di Stato al plenum della SM di Agno

Onorevoli Consiglieri di Stato,

Il Collegio docenti della Scuola Media di Lugano centro appoggia la presa di posizione del plenum della SM di Agno del 12 ottobre u.s. e sottolinea di non essere soddisfatto della vostra risposta inoltrata il 19 ottobre, in quanto questa si limita a enumerare una serie di dati e cifre nell’infruttuoso tentativo di giustificare quella che in realtà è, ormai da decenni, una politica dei tagli; tagli che, si fa notare nella risposta a mo’ di attenuante, hanno spesso toccato tutti i dipendenti dello Stato. Questa, a nostro giudizio, costituisce semmai un’aggravante.

Constatiamo per l’ennesima volta, inoltre, che la scuola viene trattata come una qualsiasi voce contabile di spesa, invece di essere considerata, a tutti gli effetti, un investimento indispensabile per qualsiasi società civile che voglia garantirsi un futuro, anche economico. Ma per questo occorrerebbe una politica più lungimirante, che vada e veda ben aldilà dei 4 anni di una legislatura e, a maggior ragione, di un preventivo annuale. Senza un cambiamento profondo di mentalità in questa direzione, le misure promesse (quali per esempio la riduzione del numero di allievi per classe) costituiscono solo dei palliativi che non possono frenare il lento e inesorabile peggioramento delle condizioni in cui i docenti si trovano a operare.

Ci sembra particolarmente rilevante la seguente raccomandazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro e dell’UNESCO concernente la condizione del personale insegnante (1966) e in particolare il punto X 114 sul trattamento degli insegnanti: 

« Parmi les différents facteurs qui entrent en jeu dans l’évaluation de la condition des enseignants, une importante particulière devrait étre donnée à la rémunération qui leur est accordée car, selon les tendances qui s’affirment aujourd’hui dans le monde, il n’est pas niable que les autres facteurs, tels que la situation reconnue aux enseignants dans la société ou le degré de considération qui s’at­tache à leur fonction, dépendent dans une large mesure, comme d’ailleurs pour beaucoup d’autres professions comparables, de la situation économique qui leur est faite. » 

Ci viene ora chiesto di essere pronti a rinunciare al 2% del nostro attuale salario, ma non sarebbe forse il caso, prima, di riconoscere un giusto adeguamento dello stesso? Come si evince dal grafico sottostante, infatti, oggi gli stipendi sarebbero almeno del 15% più alti se non fossero stati colpiti dalle numerose misure di risparmio.


 

Un aumento in tal senso riporterebbe gli stipendi al livello del salario mediano svizzero dei docenti – come fate notare nella vostra lettera – e costituirebbe un primo importante segnale della volontà di valorizzare una figura professionale così delicata e fondamentale.

Saremmo ben lieti, a quel punto, di dare il buon esempio con il “piccolo sacrificio” che ci viene chiesto.

Spiacenti, i commenti sono chiusi.