Ott 182012
 

Egregi signori,
nelle ultime settimane ho seguito con interesse le discussioni legate al taglio del 2% ai dipendenti pubblici. Premessa: sono impiegato nel settore privato, e non sono un avvocato, ma semplicemente un cittadino interessato.

A tal proposito mi sono posto delle domande. Si sa che nel settore privato è illegale ridurre il salario di un impiegato senza il suo esplicito accordo, e qualora il dipendente non fosse d’accordo, è illegale licenziarlo per non aver accettato la diminuzione di salario.

Ora mi chiedo: su quale base legale il Cantone può ridurre del 2% lo stipendio dei suoi dipendenti? Perché per il Cantone questo è legale, mentre nel privato no? Ci sono forse 2 leggi diverse per i contratti di lavoro, a seconda se questi sono privati o pubblici?

Potrebbe darsi che il Cantone si difenda dicendo che i 2% in realtà non sono una riduzione di salario, ma una nuova deduzione (così come viene dedotta l’AVS/AI/IPG, ora deducono anche il 2% di “contributo solidarietà”). A mio avviso questo ragionamento funzionerebbe nel settore privato: se il Cantone aggiunge un contributo di legge del 2% a tutti i dipendenti privati, ovviamente non è colpa del datore di lavoro, che non ci guadagna nulla. Ma nel settore pubblico, vi è un conflitto di interesse: il datore di lavoro è lo stesso ente che applica la deduzione, ricavandone un guadagno diretto. Questo potrebbe essere visto alla stessa stregua come una deduzione di salario (quindi illegale).

Ulteriore indizio a sostegno di questa mia tesi: come mai la deduzione del 2% viene applicata solo nel pubblico, e non nel privato? Il Cantone può quindi decidere di applicare deduzioni solo a una certa categoria di dipendenti (quelli pubblici)? Se sì, motivo in più per sostenere l’ipotesi che in realtà questa non è nient’altro che una strategia furba per mascherare una diminuzione di salario tramite una deduzione, rendendola di fatto illegale.

Con questo cosa voglio dire? Volevo semplicemente portare questo mio pensiero alla vostra attenzione, e all’attenzione dei vostri avvocati. È molto probabile che mi sia sfuggito qualcosa, e che tutto ciò in realtà sia in regola. Infatti, è pur vero che nel diritto pubblico non sempre valgono le stesse norme come per il diritto privato, ed è probabile che il Cantone possa cambiare gli stipendi del proprio personale con una semplice modifica di legge. Ma se poi non fosse così? Magari qualcuno potrebbe intraprendere dei passi legali nei confronti del dipartimento che ha deciso di effettuare questi tagli, facendo stabilire dai tribunali competenti che in realtà non sarebbe potuto essere fatto in questa forma. Non sarebbe la prima volta che un tribunale sconfessa il nostro governo.

Grazie per il vostro tempo e buona fortuna per l’ottenimento dei vostri scopi.

Cordiali saluti
Manuel Wenger

  Una risposta a “Lettera al Movimento della Scuola”

  1. Nel corso degli anni, ho già espresso considerazioni simili a quelle del signor Wenger. Purtroppo, però, non mi risulta che nessuno (nemmeno i legali dei sindacati) abbiano mai approfondito la questione.

    In chiaro: l’infinita serie di deduzioni di stipendio (dirette o indirette, come, per esempio, l’ora di lezione in più non pagata) sono sempre state motivate con “la difficile situazione finanziaria del cantone”; a me, che ho subito tutti i tagli, sono stati sottratti non meno di 100.000 franchi; il debito pubblico del cantone (che, per sua definizione, è di tutti i cittadini) si situa tra i 4.000 e i 5.000 franchi pro capite; questo significa che io non solamente ho già ripagato la mia quota parte del debito pubblico, ma ho saldato anche quella di almeno due dozzine di altri cittadini; di conseguenza: perché io sono di nuovo chiamato alla cassa e, alla faccia del patetico slogan sulla simmetria dei sacrifici, un sacco di gente no?; non è che, per caso, si possa invocare la disparità di trattamento?

    La questione relativa agli stipendi si inserisce in quella più ampia (e che, secondo me, dovremmo ricordare con maggior forza) delle risorse che governo e parlamento mettono a disposizione della scuola. A tal proposito, basti guardare la graduatoria concernente le spese dei cantoni per l’educazione: come potete constatare, non raccontiamo frottole quando affermiamo che il Ticino è in fondo alla classifica. Per tutte le altre voci di spesa, invece, il nostro cantone si situa nella media nazionale o addirittura oltre. Non credo di poter essere smentito facilmente se sostengo che le relativamente poche risorse che il Ticino assegna alla scuola pubblica derivano da una decisione politica e non “dalla difficile situazione finanziaria del cantone”.

    Sulla base delle considerazioni espresse nei due paragrafi precedenti, concludo che la scuola pubblica e gli insegnanti con “la difficile situazione finanziaria del cantone” c’entrano come i classici cavoli a merenda.

    Cordiali saluti.

    Franco Mombelli

Spiacenti, i commenti sono chiusi.