Ott 172012
 

La riduzione del 2% del salario dei dipendenti dello Stato contemplata, secondo quanto abbiamo appreso da più fonti, nel Messaggio sul Preventivo 2013 che il Consiglio di Stato intende licenziare, è una decisione politica che ci delude profondamente.

Vorremmo ricordare che dal 1993 a oggi i dipendenti statali hanno subito parecchi aggravi:

  • l’imposizione di contributi di solidarietà (1998 e 1999);
  • i blocchi degli scatti di anzianità (1997 e 1999);
  • l’imposizione di contributi di risanamento (2005 e 2006);
  • la riduzione di due classi di stipendio per i nuovi assunti dal 1997 (valida fino al 2013-2014, essa implica un ritardo nella progressione salariale che si protrae per 19 anni);
  • i tagli dell’adeguamento al carovita (1993, 1994, 1995, 1996, 2005, 2006 e 2007, con una perdita di fatto del 5% del salario);
  • la soppressione delle indennità di economia domestica (nel 1995 per i coniugi senza figli e nel 1997 per i coniugati con figli oltre i 12 anni);
  • per molti dipendenti dello Stato il pagamento dei posteggi;
  • l’aumento del tempo di lavoro di un’ora-lezione settimanale solo per i docenti, pari alla diminuzione del 4% del salario, senza compensazione alcuna, e ciò sull’intera carriera lavorativa.

Sulla scuola, ambito che ci è proprio e che ben conosciamo, esprimiamo le seguenti considerazioni.

Da oltre vent’anni i docenti ticinesi non hanno beneficiato di aumenti di salario. Nel complesso la perdita del loro potere d’acquisto risulta superiore al 15% e i loro stipendi restano i più bassi rispetto a quelli dei docenti degli altri Cantoni.

Come se ciò non bastasse, negli stessi anni sono stati affidati ai docenti nuovi incarichi di ordine educativo e sociale, che hanno reso sempre più difficoltoso il loro lavoro, soprattutto per quanto riguarda gli insegnanti di scuola media.

Tutto questo ci pare in contrasto con il ruolo fondamentale della scuola nella nostra società. Il nostro dissenso non è diretto solo contro la riduzione del nostro stipendio, ma soprattutto contro una serie di scelte politiche che danneggiano l’istituzione. Da una parte si addossano ad essa (e non solo ai singoli docenti) impegni che tradizionalmente non le appartengono e che anzi le rendono sempre più problematico svolgere la sua funzione; dall’altra i tagli finanziari intervengono a peggiorare la situazione.

La professione del docente ha perso ogni attrattiva economica. Come si può sperare che la scuola possa in futuro trovare personale veramente qualificato? Il docente è spesso costretto a confrontarsi con situazioni concrete sempre più difficili, per affrontare le quali non riceve nessun aiuto. Deve invece investire tempo prezioso per tutta una serie di interventi che distolgono la sua attenzione dal compito principale, quello di educare ai valori, agli atteggiamenti e trasmettere le conoscenze.

Come si può sperare che le nuove generazioni siano adeguatamente formate?

È giusto che quella che ha tutti i caratteri di un’emergenza sociale (si pensi solo alla crisi della famiglia e alla crescita del disagio esistenziale nelle giovani generazioni) venga semplicemente addossata alla scuola?

Decisioni politiche come quella contro cui ci battiamo sono un’ulteriore svalutazione del ruolo del docente e un indizio preoccupante della leggerezza con cui la classe politica tratta i problemi della scuola.

Per questo chiediamo al lodevole Consiglio di Stato di affrontare, con un progetto politico coerente e lungimirante e tenendo conto delle esigenze e dei consigli dei docenti, quella che abbiamo appena definito “un’emergenza sociale”. Sollecitiamo altresì i Commissari della Gestione e tutti i membri del Gran Consiglio a respingere ogni proposta di riduzione del salario dei dipendenti dello Stato.

Per il Collegio dei docenti della Scuola media di Agno,

la Presidente

Daniela Avilés-Nani

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