Ott 122012
 

Uno studio dell’FNS rileva l’inutilità dei crescenti congedi malattia

Corriere del Ticino, 2 ottobre 2012

III Sarebbe meglio assegnare un «coach» – un assistente professionale – agli insegnanti colpiti da «bumout», piuttosto che semplicemente lasciarli a casa in malattia. Un congedo forzato li rende infatti ancora più insicuri e non cambia il loro modo di lavorare. A questa conclusione giunge uno studio del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) pubblicato ieri e relativo al crescente fenomeno dell’esaurimento della classe insegnante. Nel solo Canton Berna, ad esempio, da 70 a 100 docenti sono posti ogni anno in congedo malattia per lungo tempo a causa di sintomi d’esaurimento. Un team di ricercatori guidati dal professor Kurt Hofer, direttore del Centro di ricerca e sviluppo dell’Alta scuola pedagogica della città federale, ha osservato e interrogato alcuni di loro.
Tutti gli interpellati si sentivano da anni sotto pressione: si trovavano in difficoltà non solo a causa delle esigenze professionali, ma anche per un mancato riconoscimento da parte degli allievi, dei genitori, dei colleghi, della direzione e della società.
Soprattutto le riforme scolastiche degli ultimi anni hanno messo in difficoltà questi insegnanti: si sono sentiti estraniati dall’istituzione scuola, inadeguati all’impresa. Spesso la difficoltà di attuare le nuove direttive introdotte con le riforme hanno avuto un ruolo importante quale causa del crollo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato sovente un conflitto con i genitori e il crescente timore per le loro possibili reazioni. Tuttavia – ha rilevato lo studio – solo alcuni di questi docenti avevano problemi di disciplina in classe. Gli altri sembravano avere in mano la situazione e raggiungere gli obiettivi d’insegnamento fissati.
I maestri con sindrome da esaurimento sono spesso facilmente posti in congedo malattia, hanno rilevato i ricercatori dell’FNS. Lo scopo è di ottenere che, lontani dal quotidiano trantran scolastico, possano ristabilirsi per poi tornare con rinnovato vigore alla vita professionale.
Secondo Kurt Hofer questa prassi non raggiunge però lo scopo prefissato. L’ozio coatto rende insicuri i docenti in congedo malattia. Quando poi tornano in classe riprendono a insegnare con il metodo di lavoro che avevano prima. Molti temono di essere stigmatizzati. Quale alternativa il professore propone un’assistenza sul posto di lavoro: un esperto dovrebbe seguire per un certo tempo il docente nel suo lavoro quotidiano e sgravarlo tramite un’opera di coaching: «strategia di formazione che parte dall’esperienza di ciascuno e opera un cambiamento, una trasformazione che migliora e amplifica le proprie potenzialità per raggiungere obiettivi personali, di team e manageriali», secondo la definizione di Wikipedia.

Spiacenti, i commenti sono chiusi.