Ott 022012
 

di Franco Mombelli

Per tutte le principali voci di spesa (amministrazione, polizia, sanità, socialità e così via), il nostro cantone si situa nella media svizzera o addirittura oltre. C’è un’unica eccezione: la scuola pubblica. Nella graduatoria relativa agli investimenti in favore dell’educazione, il Ticino occupa il fondo della classifica nazionale. Inoltre, è quello che versa gli stipendi di gran lunga più bassi ai propri docenti.

Nonostante questi dati già di per sé poco lusinghieri, la maggioranza politica che governa il nostro cantone negli ultimi vent’anni ha proposto, difeso e votato una serie infinita di misure di risparmio che hanno colpito il mondo della formazione e chi ci lavora, contribuendo, in tal modo, a sottrarre risorse preziose e deteriorare le condizioni di insegnamento e apprendimento. Gli organismi e gli analisti che si occupano di educazione concordano nell’affermare che le spese per la scuola pubblica e i salari dei docenti sono indicatori che meglio di altri mostrano la reale importanza che nazioni e regioni attribuiscono alla formazione.

Fortunatamente, però, almeno in certi casi, una scuola di qualità è fatta più dai buoni insegnanti che dai cattivi politici. Ciò permette al Ticino di ottenere risultati inversamente proporzionali alla situazione di partenza e di situarsi, anno dopo anno e in maniera costante, ai vertici nazionali per tasso di maturità professionali, maturità liceali e titoli universitari. Il nostro è anche uno dei cantoni in cui la classe socioeconomica, il sesso o il luogo di provenienza degli allievi incide meno sulla loro riuscita scolastica, con tanti saluti a coloro i quali sostengono che il sistema educativo ticinese tende a omologare verso il basso.

La categoria dei docenti, a questo punto e nel suo insieme, sarebbe degna di un premio. Il Consiglio di Stato, invece, appena stilato il solito preventivo terrorizzante (che, scommettiamo?, sarà come sempre di molto peggiore rispetto al consuntivo), ha deciso di applicare l’ennesima riduzione di stipendio ai danni degli insegnanti, stavolta sotto forma di un contributo di solidarietà. Il lato beffardo della questione è che la maggioranza politica al governo stravede per la meritocrazia, considerandola il modo migliore per stimolare la motivazione e il rendimento.

L’atteggiamento dei governanti ticinesi nei confronti della formazione ricorda la definizione che del cinico ha dato Oscar Wilde: “Colui che conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna.”.

Spiacenti, i commenti sono chiusi.