Mar 202012
 

Una mia dichiarazione pubblicata da La Regione e un’intervista rilasciata al Quotidiano hanno generato diverse critiche e sono state ritenute poco rispettose nei confronti dei docenti ticinesi. Gradirei precisare che le mie risposte ai giornalisti si riferivano esclusivamente alle procedure di assunzione che dobbiamo ossequiare per legge e non alla preferenza data ai docenti frontalieri rispetto ai ticinesi. Mi scuso con coloro che avessero recepito in questo modo le mie considerazioni. Non era mia intenzione e non l’è tuttora esprimere delle valutazioni di questo genere. Per dissipare possibili fraintendimenti un chiarimento s’impone.

Le assunzioni sono disciplinate da chiare disposizioni di legge e dalle norme di concorso. Venuta meno la possibilità di escludere i candidati docenti provenienti dall’estero per la mancata conoscenza delle lingue nazionali (vedasi sentenza del TRAM), le persone che desiderano ottenere un posto d’insegnamento devono essere in possesso dei requisiti di studio definiti dal bando di concorso, cioè dell’abilitazione all’insegnamento.

Nel caso di fabbisogno per una determinata disciplina – e di questi tempi gli avvicendamenti del corpo insegnante sono numerosi – coloro che dispongono dell’abilitazione sono invitati ai colloqui di assunzione di fronte a commissioni esaminatrici. L’esito del colloquio è vincolante: la concorrenza è particolarmente agguerrita e chi ottiene il miglior giudizio viene assunto al posto di chi ha un esito inferiore. In altre parole l’ottimo precede il molto buono e il buono.

Solo a parità di valutazione è data facoltà al Consiglio di Stato di dare la precedenza a coloro che , in ossequio alle nuove disposizioni di legge entrate in vigore quest’anno , dimostrano la conoscenza di altre due lingue nazionali, del territorio, della cultura e delle istituzioni del Cantone e della Confederazione.
Ovviamente nel caso in cui dovessero essere disponibili più posti d’insegnamento da attribuire rimane determinante il risultato del colloquio e ciò indipendentemente dalla provenienza dei candidati. La giurisprudenza non consente di operare diversamente.

Dalle esperienze svolte in questi anni si evidenzia come le capacità pedagogiche-didattiche ,l’impegno e la preparazione ai colloqui di assunzione siano aspetti molto importanti. In alcuni casi, e senza voler generalizzare, abbiamo colto un diverso modo di porsi tra candidati residenti e candidati provenienti dall’estero. Solo a questo aspetto si riferivano le mie considerazioni e non certo all’operato di chi insegna nelle nostre scuole che ho modo di apprezzare quotidianamente. Il fatto che ca. il 97% dei docenti cantonali risieda in Ticino e che i frontalieri nelle scuole pubbliche cantonali siano il 3% (vale a dire 100 persone delle 3577 che insegnano in queste scuole ) esprime chiaramente l’ attenzione con la quale l’autorità cantonale segue le procedure di assunzione.

Diego Erba
Direttore della Divisione della scuola

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